L’Unione Europea ha iniziato a far rispettare da domenica le regole di trasparenza previste dall’AI Act. I chatbot che operano nel blocco ora devono informare gli utenti che stanno parlando con una macchina e i deepfake generati tramite AI devono avere etichette chiare.
L’AI Office della Commissione Europea e le autorità nazionali hanno anche ottenuto per la prima volta poteri di applicazione diretta delle norme. Le sanzioni possono arrivare fino a 35 milioni di euro oppure al 7% del fatturato annuo globale, per le infrazioni più gravi.
Nota: una persona normale che pubblica un’immagine generata con l’AI su un account social personale non sarà sanzionata secondo questa normativa UE. L’utilizzo personale e non professionale è escluso dall’AI Act. La situazione cambia quando il contenuto viene utilizzato in modo professionale o commerciale, ad esempio da un’azienda, un freelance o un influencer che monetizza.
Cosa richiede ora l’AI Act dell’UE
La Commissione ha confermato che l’Articolo 50, il capitolo sulla trasparenza della legge, si applicherà dal 2 agosto 2026. I sistemi AI che interagiscono direttamente con le persone devono dichiarare di essere delle macchine. Tale obbligo riguarda chatbot, assistenti vocali e agenti dalla prima interazione in poi.
Le regole si applicano a qualsiasi fornitore o gestore il cui sistema raggiunge utenti nell’UE, indipendentemente da dove abbia sede la società.
L’obbligo va oltre la conversazione: chi utilizza queste tecnologie deve segnalare che immagini, audio e video generati o modificati dall’AI sono artificiali. Anche i testi pubblicati per informare il pubblico devono avere un’etichetta, a meno che non siano stati revisionati da un editor umano che se ne assume la responsabilità.
Le aziende che utilizzano sistemi di riconoscimento delle emozioni o di categorizzazione biometrica devono informare ogni persona che viene esposta a questi sistemi. Una guida indipendente spiega in dettaglio che gli usi evidentemente creativi o satirici prevedono obblighi di trasparenza più lievi.
Un elemento ha ottenuto un po’ più di tempo: i sistemi generativi già presenti sul mercato hanno tempo fino al 2 dicembre 2026 per aggiungere watermark leggibili dalle macchine ai contenuti sintetici.
Le autorità possono finalmente comminare multe
Finora l’AI Act si era basato soprattutto sulla fiducia. I fornitori di modelli AI di uso generale sono tenuti a rispettare obblighi di documentazione e copyright già dall’agosto 2025, ma Bruxelles non aveva il potere di obbligare al rispetto delle norme.
La situazione è cambiata domenica: ora l’AI Office può richiedere la documentazione, valutare direttamente i modelli, ordinare misure correttive o rimuovere i modelli dal mercato UE. Le violazioni degli obblighi di trasparenza prevedono multe fino a 15 milioni di euro o al 3% del fatturato mondiale.
La posta in gioco aumenta per le pratiche vietate, con sanzioni che salgono fino a 35 milioni di euro o al 7%. Questa novità arriva mentre l’Europa punta su Anthropic, mostrando come il blocco stia corteggiando le stesse aziende che ora intende regolamentare.
La scadenza più temuta alla fine non è arrivata per la maggior parte delle regole
Il 2 agosto era stato annunciato a lungo come la data chiave per la conformità all’AI Act dell’UE. Tuttavia, il Digital Omnibus, un pacchetto di emendamenti firmato l’8 luglio, ha rinviato gli obblighi relativi ai sistemi ad alto rischio che sarebbero dovuti entrare in vigore nello stesso giorno.
I sistemi AI impiegati per assunzioni, valutazione creditizia e forze dell’ordine avranno tempo fino a dicembre 2027. L’AI inserita in prodotti regolamentati, come dispositivi medici, ha tempo fino ad agosto 2028.
I legislatori hanno giustificato la proroga affermando che serve tempo perché gli standard tecnici maturino, mentre i critici sostengono che sia un passo indietro dovuto alla pressione dell’industria. Gli sviluppatori hanno protestato contro le regole a livello mondiale, sostenendo recentemente i modelli AI open source contro le restrizioni proposte.
| Cambiamento | Cosa significa | In vigore da |
|---|---|---|
| Dichiarazione dei chatbot | I sistemi AI devono identificarsi agli utenti | 2 agosto 2026 |
| Etichette per deepfake | I contenuti generati dall’AI devono essere dichiarati artificiali | 2 agosto 2026 |
| Poteri di enforcement | Multe fino a 35 milioni di euro o al 7% del fatturato | 2 agosto 2026 |
| Watermark sui contenuti | Marchi leggibili dalle macchine sui contenuti sintetici | 2 dicembre 2026 |
| Sistemi ad alto rischio | Obblighi per AI in assunzioni, credito, forze dell’ordine | 2 dicembre 2027 |
| Prodotti ad alto rischio | AI in dispositivi medici e macchinari | 2 agosto 2028 |
Le regole attualmente in vigore possono essere particolarmente rilevanti per le crypto. I bot di trading AI, gli agenti di supporto automatici e i progetti di token che utilizzano video promozionali generati con l’AI sono tutti soggetti agli obblighi di trasparenza.
Le prime azioni di enforcement mostreranno quanto l’AI Office vorrà essere severo.









