La previsione più audace per l’S&P 500 a Wall Street vede quota 9.000 entro fine anno, circa il 17% sopra i livelli attuali dell’indice. A trainare questa corsa sono il boom dell’IA e una montagna di liquidità inattiva.
L’avvertimento, però, è che la stessa corsa sull’IA potrebbe diventare il principale rischio di mercato nel 2027.
L’S&P 500 può davvero toccare quota 9.000 quest’anno?
Uno dei maggiori bull del mercato la pensa così. Julian Emanuel di Evercore ISI mette 9.000 sul tavolo come scenario rialzista, circa il 15% sopra la sua previsione di base, sostenuto dagli 8.000 miliardi di dollari parcheggiati nei fondi di mercato monetario. Se anche solo una parte di questa liquidità iniziasse a puntare sulle azioni, diventerebbe il carburante per un’ultima spinta verso l’alto.
Questa cifra è nettamente superiore al target medio di fine anno di Wall Street, che si aggira vicino a 7.555, quindi si tratta di una previsione azzardata, non di un consenso. La sua migliore speranza sono proprio quegli 8.000 miliardi di dollari fermi, perché se anche solo una parte si spostasse sulle azioni, la corsa verso 9.000 troverebbe vero slancio.
L’intero scenario comunque si regge su un solo motore, ovvero l’IA.
Perché l’IA sta spingendo al rialzo questa previsione?
Quel motore si basa su pochi nomi. Il boom dell’IA spinge in alto i mega titoli che la sviluppano e la vendono, i cosiddetti Magnificent 7: Nvidia, Microsoft, Apple, Alphabet, Amazon, Meta e Tesla. I loro chip, servizi cloud e modelli sono le performance record dell’IA che trainano il mercato.
Questi sette titoli rappresentano circa il 34% dell’S&P 500, contro circa il 12% di otto anni fa.
Quindi, quando l’IA trascina loro al rialzo, solleva tutto l’indice, e questa concentrazione rappresenta la crepa nel pavimento.
Cosa potrebbe mandare in crisi la previsione sull’S&P 500 nel 2027?
La crepa si nota innanzitutto nei costi. Il capex combinato degli hyperscaler è passato da circa 226 miliardi di dollari nel 2024 a circa 725 miliardi di dollari nel 2026, e secondo gli analisti supererà i 1.000 miliardi di dollari nel 2027. I ricavi, però, non tengono il passo, e per la prima volta da decenni il free cash flow è diventato negativo.
Quella soglia dei mille miliardi di dollari è il motivo per cui il 2027, e non il 2028, è l’anno da osservare: sarà il momento in cui la spesa supererà per la prima volta i mille miliardi di dollari, e la pressione per dimostrare di avere ricavi a supporto raggiungerà il massimo.
La minaccia non è solo nei costi, ma anche nella concorrenza: i chip sono l’ossatura dell’IA. La domanda di chip in Cina sta esplodendo, con i ricavi del settore dei circuiti integrati che nel Paese aumenteranno del 22% nel 2025, toccando il record di 245 miliardi di dollari, quasi il doppio rispetto al 2020. Questa è una sfida diretta ai produttori USA di chip, su cui si basa la crescita recente del mercato.
Il cambiamento, comunque, richiede tempo. La Cina detiene solo circa il 6% del mercato globale dei semiconduttori, contro il 53% del Nord America, quindi l’erosione della dominance statunitense è graduale e non improvvisa.
Nonostante ciò, gli economisti della Banca Centrale Europea hanno già avvertito che il rally dell’IA sta preparando il terreno a una correzione.
Siamo in una bolla?
Questo rischio solleva una domanda ovvia. Il consigliere economico della Casa Bianca, Kevin Hassett, afferma che i mercati non si trovano in una bolla legata all’AI, sottolineando i reali guadagni che stanno alla base degli investimenti.
La società di investimenti GMO, però, ribatte che questa potrebbe essere la più grande bolla di investimenti di capitale mai registrata, con valutazioni estese a livelli raramente visti.
Entrambe le posizioni potrebbero essere corrette, ma in momenti diversi. L’espansione può sostenere le azioni fino al 2026 e ancora eccedere, ed è proprio questo l’aspetto che il grafico sta mettendo alla prova ora.
Quali sono i livelli chiave dell’S&P 500 da monitorare?
In questo momento, questa prova si sta manifestando sui grafici. Dal 9 giugno, l’S&P 500 si è mosso all’interno di un canale rialzista, ovvero il trend costante di cui la bull run ha bisogno. Tuttavia, il prezzo è sceso dopo il massimo del 13 agosto circa, poiché i titoli AI e dei chip che trainano l’indice si sono raffreddati, con l’indice dei semiconduttori in calo di circa il 5% a metà agosto.
Sono i livelli a determinare la prossima gamba di rialzo. Un recupero di 7.807 e poi di 7.881 riporterebbe in gioco quota 8.000, il maggiore ostacolo nella salita. Se viene superato, l’estensione del grafico punta a 8.506 e una rottura oltre il canale apre la zona di 9.011, in linea con le previsioni di Wall Street per quota 9.000.
Visione dell’analista: Qui si incontrano i due lati della medaglia. La stessa forza dell’AI che potrebbe portare l’S&P 500 a quota 9.000 nel 2026 è anche la stessa che andrebbe affievolendosi nel 2027, dunque rally e avvertimento condividono la stessa radice. Saranno i prossimi trimestri a stabilire chi avrà la meglio. Da tenere d’occhio se le previsioni di Nvidia e la spesa in capex degli hyperscaler reggono, se quegli 8.000 miliardi di dollari di liquidità si sposteranno sulle azioni, e se i chip cinesi continueranno ad assorbire la domanda USA.
Se la spesa resta alta e la domanda cresce, la previsione rialzista per l’S&P 500 resta valida. Se invece la liquidità rimane ferma e la spesa in capex rallenta per prima, nel 2027 inizieranno a vedersi i primi segnali di rallentamento.









