Il mercato crypto inizia mercoledì 19 agosto con una lieve tendenza al ribasso. TOTAL, la capitalizzazione totale del mercato crypto, si attesta vicino a 2.180 miliardi di dollari, registrando un calo di circa 0,43% rispetto alla chiusura di ieri.
Questa flessione è arrivata dopo una giornata negativa a Wall Street e un nuovo aumento delle tensioni in Iran, che hanno spinto i trader a evitare il rischio. TOTAL non è riuscita anche questa volta a riconquistare la soglia dei 2.200 miliardi di dollari, il nono fallimento dal 30 luglio.
1. La svendita a Wall Street trascina anche le crypto
Il principale fattore è un sentimento di avversione al rischio proveniente dal mercato azionario. L’S&P 500, l’indice di riferimento per le azioni americane, martedì è sceso dello 0,69% a 7.691,76 punti e anche il mercato crypto ha subito la pressione già dal mattino di mercoledì. Di solito, l’avversione al rischio in un mercato si trasmette anche agli altri.
Di conseguenza, TOTAL si è nuovamente fermata a 2.200 miliardi di dollari, segnando il suo nono rifiuto a quel livello dal 30 luglio, e ora si trova vicino a 2.180 miliardi di dollari.
Una chiusura giornaliera sopra i 2.200 miliardi di dollari riaprirebbe la strada verso 2.260 miliardi di dollari, mentre una rottura a 2.160 miliardi di dollari aprirebbe la possibilità di scendere fino a 2.120 miliardi di dollari.
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- Motivo scatenante: L’S&P 500 è sceso dello 0,69% a 7.691,76 martedì, segnalando un trend di avversione al rischio
- Resistenza: TOTAL è stata respinta a 2.200 miliardi di dollari per nove volte
- Rischio al ribasso: Una rottura a 2.160 miliardi di dollari apre la strada a 2.120 miliardi di dollari
2. Le tensioni in Iran spaventano anche il mercato
Il secondo fattore di pressione è la geopolitica. L’Iran è passato completamente all’offensiva e si sta preparando a un attacco preventivo, mentre Washington ha bloccato i negoziati, facendo riaffiorare i timori per la rotta petrolifera dello Stretto di Hormuz.
Dato che quel canale trasporta una quota rilevante del petrolio mondiale, qualsiasi minaccia a tale passaggio alimenta paure inflazionistiche e riduce la voglia di rischio. Questo scenario offre ai trader un ulteriore motivo per vendere.
- Catalizzatore: Gli USA bloccano i negoziati con l’Iran e Teheran passa all’offensiva
- Conseguenze: La minaccia su Hormuz riaccende la paura per petrolio e inflazione
- Effetto: La fuga dal rischio ha colpito sia le azioni che le crypto
Focus Token: Worldcoin (WLD)
Tra le crypto peggiori della giornata spicca Worldcoin (WLD), che scambia attorno a 0,31 dollari dopo aver perso circa 7% in una settimana e circa 13% nell’ultimo mese. Da fine giugno si trova in un canale ribassista e il recente tentativo di breakout è fallito.
Da quel momento sono tornati in forza i venditori, con volumi di vendita ai massimi dal 24 giugno mentre gli acquisti si sono indeboliti dal 16 agosto. Il token è stato respinto due volte a quota 0,36 dollari. Ora 0,30 dollari rappresenta il livello che separa una base più stabile da un ulteriore calo verso 0,26 e 0,22 dollari.
- Resistenza: Il rifiuto a 0,36 dollari blocca ogni rimbalzo di Worldcoin
- Supporto: Se regge 0,30 dollari, altrimenti possibili cali verso 0,26 e 0,22 dollari
- Allerta: I volumi di vendita sono ai massimi dal 24 giugno
Opinione dell’analista: Il mercato crypto al momento si muove soprattutto a causa di fattori esterni, in particolare borse e geopolitica. Non ci sono nuovi catalizzatori specifici dal settore crypto in grado di muovere il mercato, ma un movimento pronunciato su Bitcoin potrebbe potenzialmente cambiare lo scenario. Al momento, il superamento della soglia dei 2.200 miliardi di dollari sarebbe un segnale importante. Una chiusura giornaliera superiore a quel valore, meglio se con un clima più sereno anche sulle borse, rappresenterebbe il primo vero segnale di allentamento della pressione.









