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Crescita dell'8,5% contro interesse del 3,4%, la matematica che tiene sotto controllo la spirale del debito USA

  • La crescita degli Stati Uniti all’8,5% supera ancora il tasso medio del 3,4% sul debito federale.
  • TD Securities prevede che i costi per interessi raggiungeranno 1,6 trilioni di dollari entro il 2029, se i rendimenti rimarranno invariati.
  • Se desideri la traduzione in italiano con le regole da te elencate, eccola: --- Cosa succede se la crescita nominale rallenta mentre i rendimenti dei Treasury rimangono sopra il 5%? Se la crescita nominale dell’economia (cioè crescita reale più inflazione) dovesse diminuire sensibilmente, mentre i rendimenti dei Treasury statunitensi continuano a restare sopra il 5%, si potrebbero verificare diverse conseguenze macroeconomiche e sui mercati finanziari: 1. **Aggravio del costo del debito pubblico** - Con una crescita nominale debole, il rapporto tra debito e PIL rischia di aumentare rapidamente, perché il costo per finanziare il debito (i rendimenti dei Treasury alti) supera il ritmo con cui l’economia cresce e genera entrate fiscali. Questo scenario rende più complicata la sostenibilità fiscale a lungo termine. 2. **Pressione sui mercati finanziari** - Rendimenti dei Treasury elevati e crescita nominale debole sono una combinazione sfavorevole per il settore azionario e per altri asset rischiosi. Gli investitori potrebbero preferire la sicurezza dei titoli di stato ad alto rendimento rispetto alle azioni e alle crypto. 3. **Rischio di "stagflazione" o "recessione nominale"** - Se i tassi rimangono alti mentre la crescita nominale scende (cioè né crescita reale né inflazione sono sostenute), la situazione ricorda una fase di stagflazione o addirittura di recessione nominale, dove il potenziale per default aziendali, licenziamenti e contrazione della domanda aumenta. 4. **Politica monetaria in difficoltà** - Se la Fed volesse tagliare i tassi per sostenere la crescita, si troverebbe davanti al rischio di alimentare nuovamente l’inflazione. Se invece mantiene i tassi elevati per combattere l’inflazione residua, può aggravare la debolezza economica. 5. **Impatto sulle crypto e su Bitcoin** - Anche Bitcoin e il settore crypto potrebbero risentirne, almeno nel breve termine: con rendimenti dei Treasury elevati e crescita economica nominale ridotta, il mercato crypto potrebbe risultare meno attraente rispetto agli asset a reddito fisso e mostrare più volatilità. **In sintesi:** Se la crescita nominale scivola mentre i rendimenti dei Treasury restano sopra il 5%, si avrà pressione su debito, mercati e crescita, con rischi di rallentamento economico, pressione fiscale e possibili turbolenze sia nelle borse tradizionali che nel settore crypto.
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Una spirale del debito negli Stati Uniti sembra più vicina dato che i rendimenti dei Treasury decennali superano il 5% e i costi per interessi oltrepassano i 1.000 miliardi di dollari. Tuttavia, una crescita dell’8,5% prima dell’inflazione supera ancora il tasso medio sul debito, che è pari al 3,4%.

Il Bureau of Economic Analysis ha misurato questo 8,5% come ritmo annualizzato del secondo trimestre. Tuttavia, il tasso medio del 3,4% riflette in parte vecchi titoli di Stato, e TD Securities afferma che i costi maggiori si trasmetteranno progressivamente con la scadenza dei bond.

Perché rendimenti al 5% non hanno innescato una spirale del debito negli USA?

I rendimenti hanno raggiunto un massimo a 24 anni giovedì scorso, ma gli Stati Uniti non rifinanziano il proprio debito tutto in una volta. TD Securities stima che la scadenza media ponderata del debito, ovvero il tempo medio di rimborso, sia di circa 5,9 anni.

I bond, ad esclusione dei titoli a breve termine, hanno ancora una cedola media, ossia un tasso di interesse fisso, del 3,1%.

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TD prevede per il 2026 costi per interessi fiscali pari a circa 1.100 miliardi di dollari. Guardando al futuro, prevede 1.400 miliardi di dollari nel 2027 e 1.600 miliardi di dollari nel 2029 se i rendimenti dovessero restare su questi livelli.

Inoltre, il Congressional Budget Office prevede che il debito pubblico raggiungerà circa il 101% del prodotto interno lordo (PIL) durante l’anno fiscale 2026.

La spesa dei consumatori ha aggiunto circa 2,5 punti alla crescita reale del PIL nel secondo trimestre, mentre le importazioni hanno sottratto circa 1,6 punti. Fonte: US Bureau of Economic Analysis

“Un’apocalisse fiscale non è ancora arrivata.”

Gennadiy Goldberg e Molly Brooks, strategist di TD Securities, in una nota citata dalla CNBC

Cosa potrebbe peggiorare il quadro per Washington?

TD collega l’aumento dei rendimenti in parte a una crescita economica più forte, a futuri aumenti dei tassi da parte della Federal Reserve e ai prezzi del petrolio più elevati. In modo simile, Ian Lyngen, responsabile della strategia sui tassi USA di BMO Capital Markets, indica come motivazioni una crescita reale e attesa più robusta.

Matthew Reese, responsabile delle strategie globali sui bond presso L&G Asset Management, avverte che il ciclo peggiora quando la crescita nominale si riduce. Tuttavia, osserva che il Giappone ha evitato una crisi nonostante un debito più pesante e una crescita debole.

L’indagine di BMO indica che il settore immobiliare è il candidato più probabile tra le prime vittime dei tassi reali più alti, con il 42%, davanti alle azioni (26%). Al contrario, solo l’1% ha indicato il mercato del lavoro.

Nel frattempo, l’Hang Seng Index di Hong Kong ha perso fino al 3% venerdì, importando i rendimenti americani tramite l’aggancio valutario.

La tenuta sembra quindi dipendere dalla crescita. Secondo Lyngen, l’unico vero freno duraturo ai rendimenti è la chiara evidenza che l’economia o gli asset rischiosi cedano.

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