La Casa Bianca ha cercato un accordo decisivo sulle negoziazioni riguardanti i rendimenti delle stablecoin per il CLARITY Act questo fine settimana. Tuttavia, ciò non è avvenuto. Secondo nuovi rapporti provenienti da fonti vicine ai colloqui, il disegno di legge sulla struttura del mercato crypto è ancora lontano da un accordo definitivo.
I rappresentanti delle banche e le lobby crypto sono ancora divisi sulla possibilità che le stablecoin possano offrire rendimenti agli utenti. Questo scontro continua a bloccare i progressi al Senato.
La CLARITY Act è ancora lontana da una risoluzione?
Secondo Eleanor Terrett, fonti dal lato bancario hanno spiegato in dettaglio le negoziazioni in modo schietto. Esistono delle bozze, ma le parti sono “ancora lontane”.
Altri gruppi bancari hanno respinto le affermazioni secondo cui i colloqui starebbero crollando, dichiarando che le discussioni sono in corso e i contributi ai testi delle bozze continuano.
La spaccatura narrativa riflette quanto le negoziazioni siano diventate fragili.
Situazione attuale del disegno di legge
La Camera ha approvato il CLARITY Act a luglio 2025 con il sostegno bipartisan. Il disegno di legge mira a definire quando gli asset digitali rientrano nella supervisione della SEC e quando sono considerati commodity ai sensi della CFTC. Inoltre, stabilisce le regole di registrazione per exchange, broker e custodi.
Dopo l’approvazione alla Camera, il disegno di legge è passato al Senate Banking Committee, dove però si è bloccato.
Nessuna revisione è stata completata. Nessun voto in aula è stato programmato.
La legislazione rimane bloccata in commissione.
Il rendimento delle stablecoin è il punto di svolta
In origine, il disegno di legge si concentrava sulla chiarezza regolamentare tra SEC e CFTC. Ma all’inizio del 2026, la battaglia si è spostata sulle stablecoin.
I negoziatori del Senato hanno inserito una bozza che limiterebbe i pagamenti di interessi o rendimenti legati alle detenzioni di stablecoin. Le banche supportano limiti più rigidi, sostenendo che le stablecoin che offrono rendimenti potrebbero funzionare come depositi bancari non regolamentati.
Le aziende crypto si oppongono fortemente a questa posizione. Brian Armstrong, CEO di Coinbase, ha sostenuto pubblicamente che le stablecoin possono generare rendimenti in modo responsabile e che vietare le ricompense danneggerebbe l’innovazione.
Questo disaccordo ora mette a rischio l’intero quadro sulla struttura generale del mercato.
Pressioni dalla Casa Bianca, ma nessuna svolta
La Casa Bianca ha organizzato incontri tra banche e aziende crypto nelle ultime settimane. Secondo quanto riportato, i funzionari volevano raggiungere un accordo sui rendimenti prima di marzo.
Tuttavia, secondo fonti, il linguaggio chiave resta ancora irrisolto.
Gruppi bancari come l’American Bankers Association e l’Independent Community Bankers of America hanno a quanto pare respinto le affermazioni secondo cui le negoziazioni stanno crollando. Tuttavia, non esiste ancora un testo definitivo.
Cosa resta ancora irrisolto
Rimangono ancora quattro questioni centrali:
- Se i rendimenti delle stablecoin siano da considerare come interessi vietati
- Fino a che punto limitare gli incentivi degli exchange
- Il confine finale tra l’autorità della SEC e quella della CFTC
- L’ambito delle responsabilità per gli sviluppatori DeFi
Finché non sarà definito il linguaggio sui rendimenti, le riforme più ampie della struttura del mercato non potranno procedere.
Quando verrà approvato il CLARITY Act?
Il prossimo passo chiave è una revisione della Senate Banking Committee, ma nessuna data è stata comunicata.
Se a marzo i negoziatori ridurranno le divergenze, potrebbe seguire un voto in commissione entro la fine del mese. Se invece le trattative si trascineranno, il disegno di legge rischia di rimanere bloccato dalle dinamiche elettorali.
Per ora, il CLARITY Act è ancora “vivo” — ma fermo.
La domanda non è più se il Congresso voglia regole per le crypto. La vera questione è se banche e aziende crypto riusciranno ad accordarsi su chi controllerà l’economia delle stablecoin.