Secondo a16z crypto, gli agenti di intelligenza artificiale stanno diventando attori economici a una velocità che supera l’infrastruttura che li circonda. In un recente post, la società ha sostenuto che il vero collo di bottiglia nell’economia degli agenti non è più l’intelligenza, ma l’identità.
Gli agenti di oggi possono eseguire compiti e spostare denaro, ma mancano ancora di modi standardizzati per dimostrare la loro identità, mostrare cosa sono autorizzati a fare e molto altro. Secondo la società, proprio in questo livello mancante possono intervenire le blockchain.
Dal KYC al KYA: a16z spiega in dettaglio la necessità dell’identità onchain per gli agenti AI
In un recente post sul blog, a16z ha sottolineato che gli agenti non umani già superano i dipendenti umani con un rapporto di circa 100 a 1 nei servizi finanziari. Eppure, questi agenti restano “di fatto senza accesso ai servizi bancari.”
“Possono interagire con i sistemi finanziari, ma non in modo portabile, verificabile o considerato fidato di default. Mancano di modalità standardizzate per dimostrare i loro permessi, operare in modo indipendente tra diverse piattaforme o assumersi la responsabilità delle azioni che compiono,” hanno scritto gli autori.
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Secondo il post, il tassello mancante è un layer di identità condiviso per gli agenti. Questo layer potrebbe essere l’equivalente di un protocollo SSL, standardizzando la modalità in cui si coordinano tra piattaforme diverse.
Le soluzioni attuali, si sottolinea, restano frammentate. Secondo a16z crypto,
“Sebbene oggi esistano alcuni tentativi importanti per risolvere la questione, questi approcci sono frammentati: da un lato, stack verticali integrati e basati sulla moneta fiat; dall’altro, standard aperti nativi nelle crypto (come x402 e le proposte di identità degli agenti in fase di sviluppo); e infine estensioni di framework di sviluppo come MCP (model context protocol), che cercano di collegare l’identità a livello applicativo. Non esiste ancora un modo adottato su larga scala e interoperabile affinché un agente dimostri ad un altro chi rappresenta, cosa può fare e come viene pagato.”
Il post illustra una soluzione chiave chiamata “Know Your Agent” (KYA). Il concetto si ispira al Know Your Customer (KYC). Prevede l’uso di credenziali firmate crittograficamente, che colleghino ogni agente al proprio principale, ai permessi, ai vincoli e alla reputazione.
La società aggiunge che le blockchain possono fungere da layer neutrale di coordinamento per gli agenti. Offrono identità portabili, wallet programmabili e attestazioni verificabili che funzionano tra app di chat, API e marketplace. Senza uno standard comune, avverte a16z, i commercianti continueranno a bloccare gli agenti tramite il firewall.
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a16z inoltre identifica altre quattro lacune oltre all’identità: il controllo centralizzato sulla governance dell’AI, sistemi di pagamento non adatti al commercio tra agenti, l’aumento del costo per la verifica delle decisioni delle macchine su larga scala e la riduzione del controllo da parte dell’utente man mano che gli agenti diventano più autonomi nei workflow.
Secondo la società, strumenti basati su blockchain, la governance onchain, pagamenti con stablecoin programmabili, audit trail crittografici e permessi gestiti dagli smart contract possono colmare queste lacune e favorire uno sviluppo più affidabile per l’economia degli agenti.





