Il prezzo del Brent ha superato oggi i $120 al barile, segnando il livello più alto da giugno 2022, mentre il conflitto tra Stati Uniti e Iran non mostra segni di attenuazione.
Il benchmark globale ha ora registrato un rialzo di circa il 47% rispetto agli attacchi USA-Israele contro l’Iran alla fine di febbraio.
Giovedì anche il settore energetico globale si è mosso al rialzo. Il petrolio greggio degli Stati Uniti ha guadagnato il 2,59%, la benzina è salita dell’1,44%, mentre l’olio da riscaldamento ha registrato un avanzamento del 3,28%. Anche i benchmark europei del gas hanno seguito il trend: il gas TTF è salito del 2,81% e il gas britannico del 2,03%.
Perché il Brent è in rialzo oggi?
Secondo diversi media, il recente rally del mercato è stato innescato dalle rinnovate tensioni geopolitiche tra Stati Uniti e Iran, aumentando i timori di una possibile escalation del conflitto.
Axios, citando due fonti, ha rivelato che il presidente Donald Trump dovrebbe ricevere un briefing su possibili azioni militari contro l’Iran dal comandante del CENTCOM, l’ammiraglio Brad Cooper. Questo sviluppo ha aumentato il timore che possano riprendere le ostilità armate.
In un’altra nota, il Wall Street Journal ha riportato che il presidente avrebbe ordinato ai suoi collaboratori di prepararsi a un “blocco prolungato” dei porti iraniani, una mossa volta ad aumentare la pressione su Teheran.
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L’Iran ha risposto. Al Jazeera ha notato che il Presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf ha respinto la campagna di pressione economica di Washington. Inoltre, le forze armate iraniane hanno dichiarato che la loro attuale moderazione è stata adottata proprio per lasciare spazio alla diplomazia.
Nel frattempo, gli sforzi diplomatici sembrano essersi arenati, poiché i colloqui previsti tra USA e Iran a Islamabad non sono andati in porto nel fine settimana. Questo ha alimentato ulteriormente i timori di un possibile crollo della fragile tregua attualmente in vigore.
BeInCrypto ha segnalato che i mercati energetici globali stanno affrontando una crescente pressione a causa dell’offerta sempre più stretta. L’Iran, alle prese con limiti di stoccaggio dovuti alle esportazioni limitate, potrebbe essere costretto a tagliare la produzione.
Questi vincoli, uniti alle continue interruzioni del traffico delle petroliere attraverso lo Stretto di Hormuz, continuano a generare volatilità nei mercati petroliferi globali.
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