Il titolo Salesforce viene scambiato a $177,51 dopo i risultati del Q1 FY27, che hanno visto ricavi superiori alle attese insieme a un buyback da 25 miliardi di dollari finanziato con debito. Il mercato sta valutando se il momentum dell’AI possa compensare le previsioni riviste al ribasso sul free cash flow.
Barclays ha già ridotto il proprio target del 6,3% portandolo a $236, mentre Jefferies resta fermo a $250. Il titolo sta testando la trendline superiore di un canale ribassista che si mantiene da gennaio. L’attività sulle opzioni si sta orientando verso posizioni ribassiste.
Risultati Q1 superiori alle attese confermano il cambio di rotta sull’AI
Salesforce ha registrato ricavi per 11,1 miliardi di dollari nel Q1, con una crescita del 13% su base annua. L’utile per azione rettificato (EPS) si è attestato a $3,88 contro una stima di $3,12. L’EPS misura il profitto attribuito a ciascuna azione in circolazione. Il margine operativo rettificato ha raggiunto il 34,8%.
I principali dati sono stati superiori alle attese su tutta la linea. Questo conferma la narrazione del management riguardo il passaggio dalle tradizionali licenze basate sugli utenti.
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L’annual recurring revenue (ARR) di Agentforce e Data 360 è salito a 3,4 miliardi di dollari, oltre il 200% in più su base annua. L’ARR rappresenta il reddito da abbonamenti che Salesforce prevede di fatturare annualmente dai contratti in essere. Questa crescita conferma che i clienti stanno scalando il consumo di soluzioni AI.
I clienti hanno consumato finora 3,8 miliardi di Agentic Work Units (AWU) tra Agentforce e Slack. Le AWU misurano le azioni autonome di AI svolte per i clienti, invece del numero di licenze software vendute. Questo indicatore è importante perché Salesforce sta spostando i clienti dal pagamento per licenza al pagamento per risultato.
L’ARR del settore pubblico ha superato i 2 miliardi di dollari, crescendo del 23% su base annua. Il protocollo Slack Model Context ha superato 1 milione di utenti attivi entro sei settimane dal lancio. Entrambi i dati suggeriscono che Salesforce ha più pilastri di crescita oltre al tradizionale core CRM.
Nonostante il successo nell’AI, l’azione più aggressiva del trimestre è stata sul piano finanziario, più che operativo. È questa mossa ad aver spostato l’attenzione di Wall Street dai ricavi al bilancio.
Mossa da 25 miliardi di dollari in debito accende la cautela di Wall Street
Salesforce ha preso in prestito 25 miliardi di dollari per riacquistare rapidamente le proprie azioni. Questa tipologia di buyback rapido e massiccio è definita accelerated share repurchase (ASR).
Meno azioni in circolazione significa che ogni azione rimasta detiene una quota maggiore della società. Questa dinamica fa crescere l’EPS anche se i profitti aziendali restano invariati. Considerando anche il dividendo, Salesforce ha restituito agli azionisti ben 27,5 miliardi di dollari solo in questo trimestre.
Il problema riguarda proprio il debito. Ora Salesforce deve pagare gli interessi su quei 25 miliardi di dollari ogni trimestre. Sono risorse che non possono più essere impiegate in sviluppo prodotto, dividendi futuri o ulteriori buyback. La spesa trimestrale per interessi è balzata da 68 milioni a 317 milioni di dollari, quasi cinque volte in più rispetto a un anno fa. I 249 milioni di dollari aggiuntivi rappresentano un peso permanente sul cash flow dell’azienda.
Il management ha ridotto la guidance di crescita del free cash flow (FCF) per l’intero anno al 4-5%, rispetto al 9-10% di solo un trimestre fa. Il FCF rappresenta il flusso di cassa generato dall’azienda dopo costi operativi e investimenti. Il tasso di crescita misura la velocità con cui questa liquidità aumenta anno dopo anno. Una crescita più lenta del FCF significa che Salesforce avrà meno margini per futuri buyback, dividendi o operazioni strategiche di M&A. È questo aspetto ad aver preoccupato gli analisti.
Barclays ha reagito abbassando il target sul prezzo di Salesforce a $236 da $252, mantenendo comunque il giudizio buy. Jefferies ha confermato il proprio target a $250. La revisione è legata a un disagio verso i buyback finanziati a debito, non a un mutato giudizio sull’AI.
Le criticità ribassiste riguardano anche la crescita organica. Il business SaaS tradizionale, ora Agentforce Apps, è cresciuto solo del 7% a cambi costanti. Escludendo il contributo di Informatica pari a 444 milioni di dollari, la crescita organica è stata circa dell’8,7%.
Senza l’acquisizione di Informatica, l’attività core cresce a malapena. Questo rende più difficile credere all’impegno del management in una crescita accelerata nel corso dell’anno.
I mercati delle opzioni su CRM caricano su scommesse ribassiste
I mercati delle opzioni confermano la cautela degli analisti nei confronti del prezzo delle azioni Salesforce. Il rapporto tra il volume di put e call su CRM è più che raddoppiato, passando da 0,33 del 18 maggio a 0,76 al 27 maggio. Questo rapporto confronta le operazioni ribassiste tramite opzioni put con quelle rialziste tramite opzioni call.
Un valore vicino allo 0,76 significa che i trader hanno acquistato circa tre put ogni quattro call. Questo rappresenta un netto cambiamento di sentiment rispetto alla situazione del 18 maggio.
L’open interest, ovvero il numero totale di contratti di opzioni non ancora regolati, è anch’esso salito a 0,77 sul lato put. Il passaggio da una copertura leggera a una maggiore accumulazione di put suggerisce che gli istituzionali stanno acquistando protezione al ribasso. I trader professionali non stanno inseguendo il rally di sollievo.
Gli analisti si chiedono anche se gli AWU stiano rimpiazzando i tradizionali abbonamenti Sales e Service Cloud al momento del rinnovo. Questo rischio di cannibalizzazione non è ancora emerso nei numeri ufficiali, ma alimenta il posizionamento ribassista. La preoccupazione è che la stessa intelligenza artificiale, responsabile della crescita di Salesforce, possa erodere silenziosamente la sua linea di ricavi principale, cioè il business di Sales Cloud e Service Cloud. Questa sensazione ribassista si riflette anche nell’analisi tecnica.
Il volume di vendita sulle azioni Salesforce è aumentato dal 19 maggio. La barra rossa più evidente del mese è comparsa proprio prima del giorno della pubblicazione dei risultati. Questo segnala una distribuzione, più che un accumulo, mentre il prezzo si avvicina alla resistenza.
Il profilo dei volumi corrisponde al posizionamento tra put e call. Entrambe le letture indicano che i venditori stanno intervenendo nei pressi della parte alta del canale.
Il canale ribassista è rimasto valido da gennaio. Ora la trendline superiore viene testata, mentre l’offerta aumenta proprio su quel livello. Dato il maggiore flusso di vendite incontrando la resistenza, la prossima mossa fuori dal canale sarà la vera decisione operativa per giugno.
Analisi Tecnica del prezzo di Salesforce: livelli chiave per giugno
Il titolo Salesforce si muove all’interno del canale ribassista da cinque mesi. Il recente minimo locale di $164,59 a inizio maggio ha generato un rally di sollievo. Questo movimento ha ora testato la trendline superiore del canale a $183,80.
La media mobile esponenziale (EMA) a 20 giorni, posta a $178,35, rappresenta il primo livello che il prezzo deve riconquistare. Una EMA pondera maggiormente i movimenti più recenti del prezzo. La mancata tenuta sopra la EMA a 20 giorni apre la strada a un calo verso $168,83, quindi $153,63.
La EMA a 50 giorni si trova a $183,42, in linea con la resistenza al bordo superiore del canale. Una chiusura giornaliera sopra quota $183 renderebbe la struttura neutra. I prossimi ostacoli diventerebbero $193,40 e la EMA a 100 giorni a $195,97.
Lo scenario ribassista prevede un movimento del -13,22% dai livelli attuali fino a $153,63 se il canale ribassista terrà e se la riconquista della EMA non avverrà in tempi brevi. I trader, comunque, dovrebbero monitorare la riconquista della EMA a 20 giorni e la rottura del canale sopra $183 per una possibile conferma di direzione rialzista nelle prossime sessioni.











