Lo yen giapponese ha registrato venerdì il rialzo giornaliero più marcato da oltre due settimane, rafforzandosi fino allo 0,6% a 157,95 per dollaro dopo che l’ultimo avvertimento del ministro delle finanze Satsuki Katayama ha mantenuto alta tra i trader l’attenzione su una possibile intervento.
Katayama ha dichiarato che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha espresso direttamente le sue preoccupazioni riguardo al debole yen alla premier giapponese Sanae Takaichi durante un incontro a New York questa settimana, un dettaglio che dà un peso insolito ai soliti avvertimenti verbali di Tokyo.
Perché questo avvertimento è diverso dal solito
Le dichiarazioni di Katayama seguono uno schema che Tokyo utilizza da mesi. La novità, questa volta, è il coinvolgimento diretto della Casa Bianca.
Ha anche aggiunto che continuerà a coordinarsi con il Segretario al Tesoro USA Scott Bessent, il quale ha espresso separatamente il proprio sostegno verso uno yen più forte.
Moh Siong Sim, strategist di Oversea-Chinese Banking Corp, ha spiegato in dettaglio il cambio di approccio in modo diretto:
«Il rischio di un intervento dovrebbe limitare ulteriori indebolimenti dello JPY. Ancora più importante, lo JPY potrebbe essere vicino a un punto di svolta, dato che le preoccupazioni di Trump per la sua debolezza indicano una più profonda collaborazione USA-Giappone per sostenere la valuta.»
Questo rappresenta un’inversione rispetto al rally di inizio mese, quando lo yen aveva toccato i massimi plurimensili sulle scommesse su un inasprimento della BoJ. Da allora il rinnovato rafforzamento del dollaro ha riportato USD/JPY verso quota 160, riaprendo il dibattito sull’intervento visto venerdì.
La soglia dei 160 yen monitorata dai trader
L’avanzata del dollaro verso 160 yen riporta alla mente l’estate appena trascorsa, quando Giappone e USA effettuarono il primo intervento coordinato a sostegno dello yen dal 1998. Il Giappone spese un record di 15,4 trilioni di yen, pari a circa 97,4 miliardi di dollari, per difendere la valuta nel mese fino al 26 agosto.
Le autorità si sono fermate prima di indicare esplicitamente una soglia di intervento, preferendo spiegare in dettaglio che la loro preoccupazione riguarda la rapidità e la volatilità dei movimenti dello yen. Tuttavia per il mercato quota 160 rappresenta la soglia oltre la quale un nuovo intervento sembra nuovamente probabile.









