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Le prime 15 azioni dell’S&P 500 ora rappresentano il 47% del valore, nella bolla del 2000 era il 27%

  • I primi 15 titoli ora detengono un record del 46,7% dell’S&P 500.
  • Lo stesso gruppo deteneva il 27,2% durante la bolla Dot-Com del 2000.
  • Quattro azioni pesano più delle successive undici messe insieme. L’indice è troppo sbilanciato?
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Un record del 46,7% del valore di mercato dell’S&P 500 ora è concentrato nei primi 15 titoli, secondo quanto riportato da The Kobeissi Letter, lasciando agli altri 485 titoli il restante 53,3%.

Questa quota è di 19,5 punti percentuali superiore rispetto al 27,2% detenuto dallo stesso gruppo durante la Bolla Dot-Com del 2000.

Quanto è sbilanciato l’indice oggi?

Nvidia (NVDA) guida con il 7,5%, seguita da Apple (AAPL) con il 7,1%, Alphabet (GOOGL) con il 5,9% e Microsoft (MSFT) con il 5,6%.

Insieme, detengono il 26,1%, mentre gli altri 11 titoli subito dopo arrivano complessivamente a circa il 20,6%.

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Nel frattempo, i 434 membri più piccoli, insieme, valgono all’incirca quanto i cinque maggiori: si tratta di uno scarto record.

L’S&P 500 pesa le società in base al valore di mercato, quindi l’aumento dei prezzi fa automaticamente crescere la quota dei gruppi più grandi.

L’economista Peter Schiff, nel suo avvertimento sul bear market, ha citato 479 azioni USA ai minimi delle ultime 52 settimane.

Separatamente, Goldman Sachs afferma che le azioni legate all’intelligenza artificiale (AI) stanno sostenendo l’indice.

I primi 15 titoli segnalano una bolla simile a quella del 2000?

Storicamente, l’S&P 500 ha perso quasi il 50% dopo il suo picco di marzo 2000, rendendo quell’anno il paragone naturale.

Goldman afferma che l’estensione del mercato, ovvero quanto i guadagni siano distribuiti, è ora al livello più debole dai tempi della bolla dot-com.

L’investitore Michael Burry richiama i crolli del 2000 e del 2008, quando dopo una prima fase di tenuta arrivarono perdite più profonde. Secondo lui, il clima attuale è di negazione e potrebbe durare dai sei ai nove mesi.

Al contrario, Tom Lee, co-fondatore della società di ricerca Fundstrat Global Advisors, vede l’AI al livello del 1997 e non del 1999. Il suo modello prevede un picco della bolla intorno al 2033, dunque ancora lontano.

Pertanto, i fondi indicizzati sull’S&P 500 ora investono quasi metà del loro capitale su 15 società. Il benchmark che molti considerano rappresentativo dell’economia USA segue sempre di più un ristretto gruppo di aziende mega-cap.

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