La senatrice Cynthia Lummis ha dichiarato che il testo aggiornato del Clarity Act contiene oltre 100 modifiche richieste dai Democratici. Ha esortato i colleghi a collaborare per approvare il provvedimento.
I Repubblicani al Senato hanno presentato un testo aggiornato del CLARITY Act che ora conta 630 pagine, 14 in più rispetto alla bozza del 22 luglio. Un voto procedurale, previsto tra quattro giorni, deciderà se il provvedimento arriverà in Aula al Senato.
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Cosa è cambiato nella bozza del Clarity Act del 10 settembre
Il provvedimento resta suddiviso in quattro sezioni e 103 articoli. Le modifiche sono nascoste in una dozzina di questi articoli, tutti inseriti nei titoli Banche e Agricoltura.
BeInCrypto ha confrontato riga per riga le due versioni sostitutive del Senato. La bozza di settembre differisce da quella di luglio in 14 dei suoi 103 articoli. Questi articoli contengono 104 emendamenti distinti, anche se solo 28 superano le 8 parole.
Le modifiche principali sono concentrate nell’articolo 20209, il “DeFi safe harbor”, che passa da 285 a circa 2.200 parole. I validatori, operatori di nodi e chiunque pubblichi software per wallet ottengono un’esenzione completa dal Commodity Exchange Act.
I front-end, i sistemi di governance, i liquidity pool e la manutenzione di quel software per wallet sono protetti solo dalle regole sul mercato spot.
Per i protocolli “decentralized-in-name-only”, la CFTC deve spiegare in dettaglio regole su come i controller sono tenuti a rispettare le norme, costituendo un obbligo e non un automatismo di registrazione, mentre il codice in sé non è mai richiesto di registrarsi. Il Tesoro poi crea regole antiriciclaggio corrispondenti per chiunque venga coinvolto dalla CFTC.
La questione più delicata si trova nella clausola di preemption. Le leggi statali su titoli, materie prime e asset digitali non si applicano più a queste attività, e la sezione è valida anche per comportamenti avvenuti prima dell’entrata in vigore. Restano invece i poteri degli Stati su frode, manipolazione e antiriciclaggio, quindi lo scontro si sposta dove finisce la licenza e comincia la frode.
La Divisione C, il capitolo sull’etica che i Democratici vorrebbero modificare, è rimasta invariata.
Cosa i Repubblicani non hanno toccato e chi resta contrario
Le modifiche minori si trovano al di fuori del capitolo DeFi. Le credit union ottengono una posizione più chiara, facendo riferimento alle definizioni del GENIUS Act, anche se la norma non estende la loro autorità a intermediazione o negoziazione.
La supervisione spot della CFTC ora copre ogni stablecoin di pagamento, non solo quelle emesse da soggetti autorizzati. Il disegno di legge riguarda le transazioni realizzate su o tramite una entità registrata presso la Commissione. Gli Stati mantengono inoltre i loro poteri per perseguire le frodi verso i registrati in base all’articolo 20207.
Il capitolo sull’etica non è l’unica parte lasciata invariata dai Repubblicani. L’articolo 10404, che vieta rendimenti sulle stablecoin di pagamento, è identico a quello di luglio. Lo stesso vale per l’articolo 10604, ovvero le tutele per gli sviluppatori note come Blockchain Regulatory Certainty Act.
Su questi due punti si concentra una forte opposizione. L’American Bankers Association e altri 60 gruppi bancari hanno chiesto ai leader del Senato di inasprire le regole sui rendimenti, avvertendo del rischio di fuga dei depositi dalle banche locali.
I senatori Repubblicani Josh Hawley e Jerry Moran hanno espresso preoccupazioni in tal senso. I Democratici, invece, vincolano il loro appoggio a condizioni etiche più rigorose che coprano le detenute di crypto del presidente Donald Trump.
I senatori voteranno martedì pomeriggio sulla richiesta di cloture sulla mozione procedurale. Sono necessari 60 voti.
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