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Le azioni cinesi registrano una perdita record per 10 settimane consecutive nonostante una crescita del PIL del 4,5%

  • Le azioni cinesi sono scese per 10 settimane consecutive, la serie di ribassi più lunga nella storia dell’indice di riferimento.
  • Il CSI 300 della Cina è sceso del 3,4% la scorsa settimana, circa il 17% al di sotto del picco di giugno e vicino al territorio orso.
  • Il PIL del terzo trimestre è cresciuto del 4,5%, tuttavia gli investitori restano scettici mentre persistono preoccupazioni sull’IA e sul settore immobiliare.
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Le azioni cinesi hanno chiuso in calo per 10 settimane consecutive. Si tratta della serie negativa più lunga nella storia dei principali indici di riferimento del Paese, secondo i dati di Barchart.

La fase di vendite persiste anche mentre l’economia cresce del 4,5%, una divergenza che viene osservata con attenzione da economisti e investitori.

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Perché la fase di vendite sulle azioni cinesi si sta approfondendo

Una serie negativa è una sequenza di cali settimanali consecutivi in un indice di mercato. La fase di bear market di solito inizia quando un indice scende del 20% o più rispetto a un picco recente.

L’indice CSI 300 la scorsa settimana è sceso di circa il 3,4% e ora si trova circa il 17% sotto il massimo di giugno. L’indice STAR 50 ha perso quasi il 40% nel semestre in corso, un forte ribaltamento dopo il rally di inizio anno.

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Andamento indice CSI 300 - 3M. Fonte: TradingView
Andamento indice CSI 300 – 3M. Fonte: TradingView

Gli indici STAR 50 e ChiNext sono scesi in modo più marcato rispetto al più ampio CSI 300. Questo mostra che le perdite sono concentrate nelle aziende tecnologiche e di chip.

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Il calo è guidato dai titoli legati all’intelligenza artificiale e ai semiconduttori. I produttori di chip MetaX e Moore Threads hanno entrambi perso circa metà del loro valore. Nel frattempo, l’indice ChiNext, incentrato sull’hardware, è in ribasso di circa il 36%.

Dopo il forte rally di inizio anno, gli investitori si sono spostati fuori dal settore. Le preoccupazioni sulle valutazioni e le recenti difficoltà globali nel settore AI hanno aumentato la pressione.

Fondi sostenuti dallo Stato sono intervenuti. Gli afflussi verso i fondi negoziati in borsa preferiti sono balzati la scorsa settimana al livello più alto da luglio, secondo Bloomberg. L’aumento delle attività suggerisce che i fondi statali stanno cercando di stabilizzare i prezzi.

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L’economia è davvero in boom mentre le azioni scendono?

L’economista Steve Hanke della Johns Hopkins University afferma che l’economia cinese è in forte crescita. Nel terzo trimestre la crescita ha raggiunto un solido 4,5% su base annua. Secondo lui, il momentum dell’economia non si riflette nei prezzi delle azioni.

I dati ufficiali dell’Ufficio nazionale di statistica mostrano che il PIL è cresciuto del 4,5% tra luglio e settembre. Un dato superiore alle aspettative di consenso (4,4%) e in accelerazione rispetto al 4,3% del secondo trimestre.

La crescita nei primi nove mesi ha raggiunto il 4,6%, rientrando nella fascia obiettivo annuale di Pechino (4,5%–5%). La produzione industriale è aumentata del 5,5% a settembre, mentre le esportazioni hanno continuato a sostenere il dato, soprattutto nei beni tecnologici. Il commento di Hanke mette in evidenza il contrasto tra una solida produzione e i prezzi delle azioni in calo.

Questa divergenza dimostra che i mercati vanno oltre i dati di crescita aggregata. Gli investitori restano focalizzati sulla crisi del settore immobiliare, sul debole andamento dei consumi interni e sui dubbi che le esportazioni legate all’AI possano compensare le altre debolezze. Finora, il buon andamento delle esportazioni tecnologiche non ha trainato il mercato nel suo complesso.

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Il rimbalzo del PIL riduce la pressione immediata per stimoli aggressivi, ma la serie negativa record indica che i mercati restano poco convinti. Le prossime chiusure settimanali mostreranno se gli acquisti di Stato riusciranno a interrompere la sequenza.

Fino ad allora, il divario tra la crescita economica e i prezzi delle azioni rimane la questione centrale.

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