La Russia ha uno dei tassi di divorzio più alti al mondo. Il fatto che il Paese abbia anche uno dei tassi di adozione crypto più alti complica ancora di più il processo.
A differenza degli asset tangibili come automobili o immobili, dividere le crypto durante un divorzio raramente è semplice.
La legge che ha dato inizio al problema
Quasi cinque ogni 1.000 russi affrontano un divorzio ogni anno. Un processo già di per sé difficile diventa ancora più complesso quando sono coinvolte le crypto.
L’adozione delle crypto in tutta la Russia è aumentata notevolmente negli ultimi anni. I russi si sono rivolti sempre di più agli asset digitali per gestire le proprie finanze, usando queste risorse per aggirare i controlli sui capitali e eludere le sanzioni imposte dall’Occidente, grazie alla loro natura transfrontaliera.
Queste due realtà in forte convergenza hanno spinto i legislatori a riconsiderare come le crypto debbano essere ripartite nei procedimenti di divorzio.
La questione risale a una modifica legislativa del 2020 che ha riconosciuto la crypto come bene immateriale. Questa classificazione ha di fatto ricompreso Bitcoin e altri token digitali nella categoria dei beni coniugali.
Mentre la maggior parte degli asset tangibili rientra in questa categoria senza troppi conflitti, dividere le crypto è molto più complicato. Un ostacolo centrale è la questione dell’evidenza, come spiega Olga Dovgilova, managing partner di Dovgilova & Partners Law Firm, intervistata dal media russo Gazeta.Ru.
Dovgilova ha spiegato in dettaglio la differenza con un esempio concreto. Per un appartamento, una serie di documenti cartacei conferma la proprietà. Con le crypto, il proprietario deve prima dimostrare che l’asset esiste davvero.
La situazione si complica ulteriormente quando solo uno dei coniugi controlla le crypto e l’altro non ha nemmeno accesso di base o conoscenza della password. Se gli asset sono custoditi su un exchange estero, le piattaforme internazionali non hanno alcun obbligo di condividere informazioni con i tribunali russi.
L’anonimato intrinseco delle crypto aggiunge un ulteriore livello di difficoltà. Quando la proprietà non può essere chiaramente identificata, la divisione diventa praticamente impossibile.
Un disegno di legge per colmare il vuoto normativo
Ora, i legislatori russi stanno intervenendo direttamente sul problema con una misura legislativa formale.
Il deputato della Duma di Stato Igor Antropenko ha presentato un disegno di legge che modificherebbe esplicitamente il Codice della Famiglia per classificare la crypto come bene coniugale acquisito congiuntamente.
Secondo le modifiche proposte, qualsiasi valuta digitale acquisita da uno dei coniugi durante il matrimonio sarebbe considerata proprietà condivisa. Le crypto acquisite prima del matrimonio, o ricevute come regalo durante il matrimonio, rimarrebbero proprietà esclusiva del singolo coniuge.
La nota esplicativa di Antropenko fa riferimento direttamente al vuoto giuridico che i tribunali hanno avuto difficoltà a gestire.
Man mano che sempre più russi utilizzano la valuta digitale come strumento di risparmio e investimento, l’assenza di protezioni chiare nel diritto di famiglia rischia di violare i diritti di proprietà di uno dei due coniugi, soprattutto quando l’altro ha il controllo totale sugli asset.
La proposta non risolverebbe tutte le sfide evidenziate da Dovgilova.
Le questioni relative all’evidenza, all’anonimato e alla giurisdizione degli exchange esteri restano in larga parte irrisolte dal disegno di legge. Tuttavia, se venisse approvato, il provvedimento rappresenterebbe un passo significativo verso una base legale più chiara per i tribunali russi.