Con il passaggio al 2026, il settore crypto si è ritrovato su una soglia insolita. Le ondate istituzionali adrenaliniche del 2024 e 2025 si sono ormai ritirate, lasciando alle spalle un panorama cambiato in modo irreversibile. Non ci troviamo più nel Far West della finanza digitale, ma neanche siamo ancora arrivati a un consenso globale sulla stabilità.
Il 2026, invece, si presenta come un anno di paradossi: una crescita infrastrutturale da record si scontra con un’incertezza geopolitica crescente, mentre sofisticati agenti AI autonomi si lanciano nel trading su uno sfondo di stanchezza normativa tradizionale.
Per interpretare i complessi segnali di questo nuovo anno, BeInCrypto ha interpellato alcuni tra i principali protagonisti del settore che stanno plasmando l’ecosistema dall’interno. Siamo onorati di condividere le opinioni di Fernando Lillo Aranda (Direttore Marketing di Zoomex), Vivien Lin (Chief Product Officer di BingX), Griffin Ardern (Responsabile BloFin Research & Options Desk), Dorian Vincileoni (Responsabile Crescita Regionale di Kraken), Federico Variola (CEO di Phemex), Mike Williams (Chief Communication Officer di Toobit) e Michael Ivanov (CEO di Arcanum Foundation).
Il loro consenso? L’epoca dei guadagni facili trainati dall’hype è finita. Benvenuti nell’era della sistematicità, della convergenza e dei rigorosi “reality check”.
Il polso del 2026: crescita matura o incertezza strutturale?
I primi mesi del 2026 sono apparsi diversi dal solito. L’euforia maniacale che aveva caratterizzato le precedenti bull run è stata rimpiazzata da qualcosa di più pesante, più calcolato. La domanda che tutti gli investitori si pongono è se ci aspetta un anno esplosivo o una tempesta imminente.
Fernando Lillo Aranda, Direttore Marketing di Zoomex, suggerisce che, sebbene la narrativa di una bull run nel 2026 sia stata molto spinta lo scorso anno, la situazione attuale impone uno sguardo più attento. Sottolinea che il mercato non è più mosso solo dal sentimento retail, ma da mani invisibili: strategie istituzionali complesse che operano sotto traccia.
Lillo Aranda osserva:
“Lo scorso anno esisteva una narrativa forte che posizionava il 2026 come l’inizio di una nuova bull run.
Tuttavia, chi opera nel mercato da tempo sa che la realtà è molto più sfumata… Nel complesso, il sentimento all’inizio del 2026 sembra un mix tra crescita matura e volatilità rinnovata.”
Lillo Aranda fa notare che, mentre dicembre è solitamente un mese debole, l’avvio dell’anno ha evidenziato segnali costruttivi. “Il mercato è più solido strutturalmente rispetto ai cicli precedenti, ma resta dinamico e guidato dalle opportunità”, aggiunge, sottolineando che il 2026 è un anno in cui “bisogna restare coinvolti e attivi: c’è momentum, liquidità e volatilità da sfruttare.“
Non tutti, però, guardano al futuro con ottimismo incontaminato. Mike Williams, Chief Communication Officer di Toobit, introduce una nota di realismo geopolitico. Secondo lui, il mercato non può essere disaccoppiato dalla caotica situazione mondiale. Williams avverte:
“L’incertezza a livello globale, politico ed economico, dominerà il sentimento di mercato e causerà grandi scossoni, molto difficili da prevedere. È il momento di mantenere la calma e mettere tutto in prospettiva.”
Questo tira e molla tra robustezza strutturale (Zoomex) e incertezza macro (Toobit) prepara il terreno a quello che Griffin Ardern di BloFin descrive come l’“effetto Matteo”, un riferimento biblico secondo cui “ai ricchi sarà dato ancora di più”. Ardern sostiene che siamo in una fase di crescita matura, ma si tratta di una crescita che favorisce soprattutto i giganti.
“Il mercato crypto è già in una fase di crescita matura, ma potrebbe diventare ancora più dominato dall’‘effetto Matteo’,” spiega Ardern.
“Man mano che asset mainstream come BTC ed ETH sono accettati da mercati tradizionali, avranno una migliore liquidità e saranno preferiti sia dagli investitori istituzionali che da quelli retail.”
Ardern delinea uno scenario difficile per le altcoin nel 2026. Con una normativa più allentata, i progetti di qualità scelgono di evitare il lancio dei token e si concentrano sul listing nelle borse statunitensi. Questo lascia il mercato dei token con “maggiori rischi potenziali e minore attrattiva”, creando una spaccatura tra i blue chip e tutti gli altri.
Oltre l’hype, le narrative che contano
Se il 2021 è stato l’anno degli NFT e il 2024 degli ETF, qual è la storia che definisce il 2026? Le risposte dei nostri ospiti suggeriscono una netta svolta dalla speculazione verso l’integrazione funzionale, soprattutto in relazione all’Intelligenza Artificiale.
Vivien Lin, Chief Product Officer di BingX, fornisce forse la previsione più futuristica ma anche concreta per quest’anno. Secondo lei, la narrativa si è spostata dagli umani che fanno trading di crypto all’AI che utilizza le crypto.
“Le crypto stanno andando oltre l’essere un esperimento finanziario e stanno diventando il livello di fiducia e regolamento per i sistemi guidati dall’AI”, afferma Lin.
“Man mano che gli agenti AI iniziano a fare trading, allocare capitale, gestire il rischio e interagire con gli utenti in modo autonomo, la blockchain offre la trasparenza, la possibilità di audit e l’allineamento degli incentivi che l’AI, da sola, non può garantire.”
Per Lin, la killer app del 2026 non è una nuova memecoin, ma le infrastrutture che permettono all’AI di funzionare in sicurezza. “Nel 2026, i prodotti crypto più importanti non riguarderanno la speculazione, ma l’utilizzo dell’AI per semplificare la complessità… La convergenza tra AI e crypto definirà come verrà costruita la prossima generazione di servizi finanziari e digitali.”
Michael Ivanov, CEO di Arcanum Foundation, concorda sul ruolo centrale dell’AI, ma si rifiuta di ridurre il 2026 a un’unica narrazione. Ritiene che il settore sia trainato da una “tripletta” di innovazioni.
“Non vediamo una sola narrativa quest’anno”, afferma Ivanov.
“Ci sono troppe cose interessanti là fuori: blockchain integrate con l’AI, adozione dei RWA (real world asset) e nuovi progetti web3 gaming in arrivo quest’anno.”
Se le narrazioni tech-centriche di AI e Gaming sono convincenti, Federico Variola, CEO di Phemex, sostiene che il vero filo conduttore sia invece un ritorno al buon senso economico. Dopo anni di progetti “fumo”, il 2026 è l’anno in cui arrivano i conti da pagare, e solo i protocolli redditizi sopravviveranno.
Variola afferma con decisione:
“Ci aspettiamo un ritorno ai fondamentali dopo un periodo dominato dai cicli di hype, memecoin, narrazioni e speculazione di breve periodo. Nel 2026 il valore si concentrerà sui progetti che mostrano entrate reali, vera crescita ed economia sostenibile.”
Questo sentimento si riflette ovunque: il mercato è maturato. Che sia Mike Williams di Toobit a chiedere una “adozione di massa guidata dalla comprensione” invece che dall’hype, o Phemex che invoca “ricavi reali”, il messaggio è chiaro. L’era dei milionari da whitepaper è finita. È iniziata l’era dei prodotti redditizi.
Il battito del mercato: chi sta guidando il prezzo?
Per oltre un decennio, gli investitori retail, i “degens”, i credenti e i frequentatori dei forum sono stati i sovrani indiscussi delle crypto. Ma dopo i massicci afflussi istituzionali della metà degli anni 2020, l’investitore retail è diventato obsoleto?
Il consenso è “No”, ma il loro ruolo è cambiato radicalmente.
Griffin Ardern di BloFin offre una distinzione fondamentale. Sebbene i retail siano ancora presenti, il listing dei progetti su borse tradizionali sta attirando talenti e capitali lontano dall’economia dei token on-chain. Questo rafforza la dominance di Bitcoin ed Ethereum, che ormai sono i favoriti degli investitori istituzionali.
Tuttavia, Mike Williams di Toobit evidenzia una divergenza geografica. Mentre il mercato degli Stati Uniti è diventato fortemente istituzionalizzato, l’Europa resta una roccaforte per l’investitore individuale.
Williams osserva:
“Dipende dai mercati. Negli Stati Uniti sicuramente (dominano le istituzioni), ma in Europa il mercato è composto da più individui e le istituzioni stanno ancora adottando e adattandosi a tutte le normative.”
Michael Ivanov di Arcanum Foundation resta ottimista per il settore retail, prevedendo una ripresa della partecipazione individuale nel 2026, se il settore riuscirà a risolvere il problema della User Experience (UX).
“Vediamo interesse da parte degli investitori retail e questa sarà una buona tendenza per quest’anno per semplificare il loro percorso,” afferma Ivanov.
Ciò implica che i retail non siano usciti di scena; stanno aspettando strumenti che rendano la partecipazione facile quanto usare una app bancaria, un sentimento che si allinea perfettamente con la previsione di Vivien Lin che l’intelligenza artificiale semplificherà la complessità.
La guida alla sopravvivenza, consigli strategici per il 2026
Dato questo scenario, tra dominance istituzionale, convergenza con l’intelligenza artificiale e l’attuale volatilità geopolitica, come dovrebbe un investitore informato riequilibrare il proprio portafoglio a gennaio? I nostri ospiti hanno dato consigli che si discostano notevolmente dai vecchi mantra del “compra basso, vendi alto”.
Il cambiamento più radicale di prospettiva arriva da Dorian Vincileoni di Kraken, Head of Regional Growth. Il suo consiglio è di smettere di guardare i ticker e iniziare a guardare l’infrastruttura.
“Pensate in termini di sistemi, non di asset,” suggerisce Vincileoni.
“In un mercato ora dominato da capitali istituzionali, le posizioni più forti sono quelle allineate con infrastrutture che beneficiano di scala, liquidità e utilizzo a lungo termine.”
Vincileoni sfida gli investitori a ignorare il rumore delle narrative di breve periodo.
“Le narrative di breve periodo contano meno dell’esposizione su sistemi neutrali che gli altri sono obbligati a utilizzare nel tempo. L’obiettivo non è prevedere ogni movimento, ma posizionarsi dove capitale, utilità e inevitabilità si incontrano.”
Griffin Ardern di BloFin adotta un approccio più difensivo e macro-economico. In un mondo in cui le valute sono sempre più politicizzate, sostiene quella che definisce “diversificazione rigorosa”.
“A causa degli attuali rischi geopolitici, saranno favorite le ‘asset cross-border’ o ‘asset offshore’ non influenzate da politiche fiscali o monetarie…” spiega Ardern.
Suggerisce di guardare oltre le crypto e le azioni verso metalli preziosi, materie prime e persino valute estere.
“Quando anche le valute fiat possono essere usate come armi, detenere un paniere di valute fiat (invece di una sola valuta fiat) diventa ancora più importante.”
Michael Ivanov (Arcanum) e Mike Williams (Toobit) sottolineano entrambe l’aspetto psicologico del trading nel 2026. Poiché il mercato si muove più velocemente dei tempi di reazione umani, affidarsi alle emozioni è una condanna. Ivanov suggerisce:
“Più diversità hai, meglio è per il tuo portafoglio. Cerca nuovi strumenti automatici nel segmento degli investimenti crypto che possano operare sul lungo periodo senza emozioni.”
Williams condivide questo pensiero, ricordando che la strategia deve prevalere sulla volatilità. “Distingui tra obiettivi di lungo e breve periodo… Non cambiare strategia in base ai movimenti del mercato, ma in base a questi obiettivi.”
Conclusione: l’era industriale della crypto
Guardando al resto del 2026, le idee condivise da Zoomex, BingX, BloFin, Kraken, Phemex, Toobit e Arcanum offrono un quadro coerente. Il settore crypto non è solo cresciuto: ormai fa parte, in modo sempre più complesso, del tessuto finanziario globale.
Stiamo entrando in un periodo di “Industrial Crypto”. È un’epoca definita dall’effetto Matthew, nella quale i maggiori asset consolidano la loro dominance. È un momento in cui gli agenti AI probabilmente effettueranno più transazioni dei trader umani. Ed è tempo in cui il valore si misura non con l’hype delle community, ma con ricavi, utilità e ineluttabilità sistemica.
Per gli investitori, il messaggio è chiaro: i giochi facili sono finiti. Per avere successo nel 2026 serve pensare in termini di sistemi, diversificare contro il caos geopolitico, e abbracciare la noiosa ma solida realtà della crescita fondamentale. La volatilità resta, ma il gioco è cambiato.
Un ringraziamento speciale a Fernando Lillo Aranda, Vivien Lin, Griffin Ardern, Dorian Vincileoni, Federico Variola, Mike Williams e Michael Ivanov per i loro contributi a questo report.