Il prezzo di Ethereum sta nuovamente scivolando. ETH perde circa il 3,2% nelle ultime 24 ore, estendendo il suo ritracciamento dal picco di gennaio vicino a $3.390. In apparenza, sembra soltanto una normale fase di raffreddamento all’interno di una tendenza rialzista più ampia. Tuttavia, la struttura grafica mostra una tensione crescente sotto la superficie.
Il rischio non è immediatamente evidente, ma aumenta quando si osservano diversi segnali insieme.
La struttura rialzista di Ethereum è intatta, ma il momentum si sta silenziosamente indebolendo
Ethereum continua a muoversi all’interno di un canale rialzista, la cui trendline inferiore regge ancora dalla metà di novembre. Questa struttura rende la tendenza attuale tuttora rialzista dal punto di vista tecnico. Tuttavia, il prezzo non è riuscito a rompere la resistenza superiore il 10 dicembre e ha poi registrato un nuovo massimo vicino a $3.390 il 14 gennaio, prima di invertire la rotta.
SponsoredL’allerta arriva dal comportamento del momentum, la prima forza ribassista. L’Indice di Forza Relativa, o RSI, è un indicatore di momentum che confronta i rialzi e ribassi recenti per mostrare se la pressione di acquisto o di vendita stia prendendo il sopravvento.
Tra il 10 dicembre e il 14 gennaio, il prezzo di Ethereum ha segnato un massimo decrescente mentre l’RSI mostrava invece un massimo crescente. Questa combinazione riflette una pressione ribassista nascosta. Segnala che il momentum è migliorato, ma il prezzo non ha reagito, situazione che spesso appare vicino a zone di esaurimento del trend.
Poi, tra il 6 e il 14 gennaio, il prezzo di ETH è tornato a salire leggermente, ma l’RSI ha formato un massimo più basso. Questo secondo movimento ha aggiunto una tipica divergenza ribassista sul timeframe giornaliero.
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Insieme, questi due segnali sull’RSI portano alla stessa conclusione. Il momentum sta sfumando sia sul movimento più ampio che sull’ultima spinta, ovvero il picco di gennaio. Questo non conferma una rottura al ribasso, ma aumenta il rischio che il massimo di gennaio possa reggere a meno che gli acquirenti non tornino rapidamente in controllo.
Se il momentum continua ad indebolirsi, Ethereum rischia potenzialmente un test più profondo dei livelli di supporto. L’attenzione si sposta quindi sul comportamento on-chain.
Sponsored SponsoredEsistono incentivi al profitto, ma i venditori spot restano calmi
I dati on-chain mostrano che gli holder di Ethereum stanno accumulando guadagni potenzialmente elevati non ancora realizzati. Il Net Unrealized Profit/Loss, o NUPL, misura se gli holder sono in profitto o in perdita confrontando i prezzi attuali con il prezzo medio di acquisto delle monete.
Il NUPL aggregato di Ethereum, che include sia gli holder a breve che a lungo termine, oscilla vicino al suo massimo mensile. Anche dopo il recente calo di oltre il 6% dal massimo di gennaio, il NUPL si è ridotto solo leggermente da circa 0,31 a 0,30, pari a una lieve diminuzione del 3% rispetto alla variazione del prezzo.
Questo è significativo perché un NUPL elevato crea un incentivo a prendere profitto, specialmente quando gli indicatori tecnici si indeboliscono. Sulla carta, Ethereum è vulnerabile alle prese di profitto. Questa è la seconda forza in gioco.
Ma questo rischio non si è tradotto nel mercato spot.
I dati delle Spent Coins Age Band, che tracciano quante monete vengono effettivamente mosse on-chain, mostrano infatti il comportamento opposto. Dal 14 gennaio, l’attività delle monete spese tra le varie coorti è crollata da circa 318.000 ETH agli attuali 84.300 ETH (minimo mensile), con un calo di quasi il 74%.
In parole semplici, sempre meno holder stanno muovendo le monete nonostante il calo dei prezzi. Questo suggerisce che non ci sono panic selling né corse improvvise alla realizzazione dei profitti. Gli holder spot appaiono pazienti e preferiscono assorbire il ribasso invece di accelerarlo.
Se quindi sul mercato spot il comportamento è calmo, da dove arriva il rischio di ribasso?
La posizione dei derivati trasforma $3.050 in un livello di prezzo decisivo per Ethereum
La pressione si sposta quando si analizzano anche i derivati.
Sul mercato perpetual ETH-USDT di Binance, le posizioni degli ultimi 30 giorni sono significativamente sbilanciate verso le posizioni long. La leva cumulativa sulle long si attesta vicino a 3,36 miliardi di dollari, mentre l’esposizione sulle short è circa 1,93 miliardi di dollari. Si crea così un forte bias rialzista, con circa l’80–90% dell’esposizione direzionale orientata da una sola parte.
Questo squilibrio diventa potenzialmente pericoloso vicino a livelli chiave di prezzo.
Le mappe delle liquidazioni mostrano la maggiore concentrazione di liquidazioni long raggruppata sotto quota $3.050. Al di sopra di questo livello, la pressione delle liquidazioni è relativamente limitata. Al di sotto, invece, una porzione molto più ampia dei 3,3 miliardi di dollari di leva long diventa vulnerabile. Questo rappresenta la terza forza in gioco.
Questo è perfettamente in linea con il grafico.
L’area dei $3.050 rappresenta uno dei livelli di supporto chiave per Ethereum sin da inizio 2026. Una rottura giornaliera al di sotto di tale livello non solo attiverebbe pesanti liquidazioni long, ma rischierebbe anche di infrangere la struttura di canale che sostiene Ethereum dal mese di novembre. In questo scenario, il momentum ribassista potrebbe accelerare rapidamente, con un nuovo supporto rilevante a 2.760 dollari.
Verso l’alto, Ethereum deve riconquistare quota $3.390 su chiusura giornaliera per neutralizzare i segnali di momentum ribassista. Un movimento sopra $3.480 rafforzerebbe le probabilità di recupero. Una vera rottura di trend necessita probabilmente di un superamento di $3.650, aprendo la strada in seguito verso quota $4.260.
Per ora, il messaggio è chiaro. Il momentum si sta indebolendo. Esistono incentivi alle prese di profitto. I possessori spot restano tranquilli. I derivati sono affollati. Ethereum non ha ancora ceduto. Ma se i $3.050 venissero meno, il rischio non sarebbe più solo teorico.