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L’autore Ben McKenzie attacca le criptovalute e il Wash Trading in una nuova intervista

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L’attore e autore Ben McKenzie, noto per il suo ruolo di spicco in “The OC”, afferma che le criptovalute dovrebbero essere classificate come titoli. Inoltre, mette in guardia contro il crescente fenomeno del wash trading nel settore.

Dopo aver adottato una posizione critica nei confronti delle criptovalute, i commenti di McKenzie fanno seguito al lancio del suo libro “Easy Money”, in cui sostiene che la mancanza di regolamentazione delle criptovalute può comportare perdite significative per gli individui.

Ben McKenzie: Le criptovalute dovrebbero essere una sicurezza

Nel corso di un’intervista rilasciata alla NBC News il 16 agosto, McKenzie ha sostenuto con forza la classificazione delle criptovalute come titoli. Ritiene che l’applicazione di questa classificazione renderà il settore molto più sicuro per gli investitori, proteggendoli dalle frodi.

“Non credo che le cose sarebbero andate così male”, afferma.

Le istituzioni finanziarie devono attenersi a norme più severe per la protezione degli investitori quando un’autorità di regolamentazione considera un’attività come un titolo.

La Securities and Exchange Commission (SEC) degli Stati Uniti ritiene che molte criptovalute costituiscano titoli. Tale convinzione si basa sugli standard stabiliti dal Securities Act del 1933 e su precedenti decisioni giudiziarie di riferimento.

La causa SEC contro W.J Howey Co ha stabilito il “Test di Howey” per accertare se una transazione si qualifica come un contratto di investimento simile a un titolo. Questo test esamina se una persona investe in un’impresa collaborativa e si aspetta profitti principalmente dagli sforzi di altri.

Tuttavia, l’azione legale della SEC nei confronti di Ripple, che sostiene la vendita di titoli non registrati attraverso il suo token nativo XRP, non ha favorito del tutto l’autorità di regolamentazione.

Nella causa SEC/Ripple, Ripple ha ottenuto una vittoria parziale. La sentenza del 13 luglio chiarisce che XRP, se venduto su borse pubbliche, non è classificato come titolo. Ciò è dovuto alla sua non qualificazione come contratto di investimento.

Per saperne di più sulle più comuni truffe di criptovalute, leggete la guida di BeInCrypto: 15 truffe di criptovalute più comuni a cui prestare attenzione

Il Wash Trading negli ultimi tempi

McKenzie sottolinea inoltre il crescente uso del wash trading nel settore come un avvertimento per i nuovi investitori.

Sostiene che la “pseudonimia della blockchain” consente alle persone di creare più account, rendendo impossibile determinarne i proprietari. Questo apre la porta al potenziale del wash trading.

Nel wash trading, gli utenti si scambiano denaro e beni tra di loro invece di acquistare o vendere. Gli operatori di mercato utilizzano questa tattica illecita per gonfiare artificialmente i prezzi delle attività o dare l’illusione di un aumento dell’attività.

McKenzie sostiene che il wash trading è molto più diffuso di quanto si pensi:

“Di recente ho letto un articolo che analizzava 29 borse di criptovalute e ha riscontrato un 70% di wash trading tra quelle non regolamentate”.

Il 24 luglio è emersa la notizia che la SEC ha accusato Binance.US di aver gonfiato i suoi volumi di trading, con accuse che puntano al suo CEO, Changpeng “CZ” Zhao.

Secondo il rapporto, la SEC sostiene che Binance.US ha aumentato i volumi di trading utilizzando numerosi conti gestiti da Sigma Chain, una società di trading svizzera controllata da Zhao.

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Ciaran è un giornalista di criptovalute con sede a Sydney, in Australia. Gli piace particolarmente scrivere sugli sviluppi delle CBDC e sulle implementazioni pratiche delle criptovalute in scenari reali. È anche apparso sulle principali reti televisive in Australia, tra cui Channel Ten, Channel Nine e SBS TV. Prima della sua incursione nel mondo delle criptovalute, Ciaran ha lavorato come presentatore presso la stazione radio nazionale Triple J.
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