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I mercati asiatici crollano mentre la guerra in Iran entra nella quarta settimana, si avvicina la scadenza per lo Stretto di Hormuz

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Scritto e revisionato da
Oihyun Kim

23 marzo 2026 01:55 CET
  • Il Kospi della Corea del Sud è crollato del 4,71%, guidando i ribassi in Asia mentre la guerra in Iran è entrata nella sua quarta settimana.
  • L’ultimatum di Trump su Hormuz scade lunedì; l’Iran minaccia una chiusura permanente e attacchi alle infrastrutture energetiche della regione.
  • Le aspettative di un taglio dei tassi sono svanite a livello globale, con i mercati che ora prezzano una lieve possibilità di rialzi da parte della Fed.
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I mercati azionari asiatici hanno registrato forti perdite lunedì, mentre la guerra tra Stati Uniti e Iran è entrata nella quarta settimana senza alcun segnale di de-escalation, mentre un ultimatum di 48 ore sullo Stretto di Hormuz ha minato la fiducia degli investitori a livello globale.

Il conflitto sta causando contemporaneamente shock all’approvvigionamento energetico, alle aspettative di inflazione e alle prospettive di politica monetaria a livello mondiale.

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I mercati cedono sotto la pressione crescente

Il Kospi della Corea del Sud ha guidato i ribassi nella regione, crollando del 4,71% a 5.509. Il Nikkei 225 giapponese è sceso fino al 4% prima di ridurre le perdite al 3,37%, ampliando il calo di marzo a oltre il 13%. L’indice ASX australiano ha perso l’1,5%.

La svendita è stata alimentata da una concomitanza di rischio geopolitico in aumento e crescenti timori di inflazione. Il presidente Donald Trump ha fissato una scadenza imponendo all’Iran di riaprire lo Stretto di Hormuz — attraverso cui normalmente transita circa un quinto della fornitura mondiale di petrolio e GNL — o affrontare attacchi alle sue infrastrutture energetiche. Teheran ha risposto minacciando di sigillare definitivamente il canale e colpire asset energetici statunitensi e israeliani in tutta la regione. La scadenza è fissata per lunedì sera, ora di New York.

Le aspettative di aumento dei tassi sostituiscono quelle di taglio

Il Brent ha scambiato intorno a $112 al barile, in aumento di oltre il 55% dall’inizio del conflitto a fine febbraio. I rendimenti dei Treasury USA a 10 anni hanno toccato il 4,41%, un massimo degli ultimi otto mesi. I mercati hanno totalmente abbandonato le aspettative di un taglio dei tassi Fed. Ora i trader prezzano una piccola probabilità di rialzi dei tassi, dato che l’inflazione trainata dall’energia rischia di superare le preoccupazioni per la crescita.

Il Giappone presenta una vulnerabilità particolare, con circa il 90% delle sue importazioni di petrolio che transitano dallo stretto. Le azioni legate ai semiconduttori hanno guidato il ribasso del Nikkei, rafforzando i timori che lo shock energetico possa ripercuotersi sulle filiere industriali ben oltre il solo settore energia.

Anche Bitcoin e le principali altcoin stanno seguendo da vicino i mercati azionari dall’inizio del conflitto, diminuendo insieme alle azioni nelle giornate di avversione al rischio. Con l’ultimatum su Hormuz ormai imminente e nessun accordo di cessate il fuoco all’orizzonte, questa correlazione non mostra segni di inversione.

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