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Il Giappone triplica le pene detentive per le vendite di crypto non registrate

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Scritto e revisionato da
Oihyun Kim

16 marzo 2026 14:08 CET
  • La FSA giapponese prevede di triplicare la pena massima detentiva per la vendita non registrata di crypto, portandola da tre a dieci anni.
  • Per la prima volta, la SESC otterrà il potere di effettuare perquisizioni penali e sequestrare prove contro operatori crypto non autorizzati.
  • Lo scandalo SANAE TOKEN e l’aumento delle segnalazioni dei consumatori hanno dato alla FSA nuovo slancio per accelerare la revisione.
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L’Agenzia per i servizi finanziari del Giappone inasprirà drasticamente le pene per la vendita non autorizzata di crypto, secondo quanto riportato dal Nikkei il 16 marzo. Le pene detentive massime più che triplicheranno, passando da 3 a 10 anni, secondo la revisione proposta.

Questa decisione rappresenta il segnale più chiaro da parte del Giappone che regolamenterà le crypto come veri e propri prodotti finanziari, e non come semplici strumenti di pagamento.

Le sanzioni sono in linea con l’applicazione delle regole per i titoli

Anche le multe aumenteranno in modo significativo, passando da 3 milioni di yen (pari a $20.000) a 10 milioni di yen (pari a $67.000), o cumulabili. Questi cambiamenti arrivano, infatti, mentre la supervisione delle crypto passa dalla Payment Services Act alla Financial Instruments and Exchange Act.

Il trasferimento colloca gli asset digitali nello stesso quadro normativo che disciplina azioni, obbligazioni e derivati in Giappone. Gli operatori registrati verranno anche rinominati, passando da “crypto asset exchange providers” a “crypto asset trading firms” (società di trading di asset crypto).

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La SESC ottiene poteri di indagine penale

Anche l’applicazione delle norme diventerà più severa. In passato, la FSA poteva soltanto inviare lettere di avvertimento agli operatori non registrati. La SESC era limitata a richiedere alle corti il blocco delle loro attività commerciali.

Con la nuova normativa, la SESC condurrà indagini penali su attività crypto non autorizzate. Effettuerà ispezioni sul posto, sequestrerà prove e segnalerà i casi per il procedimento penale. Questi poteri esistono già per i reati di frode e insider trading nei mercati finanziari tradizionali.

Le pene rafforzate copriranno anche gli operatori non registrati di derivati crypto OTC, non solo il trading spot.

Sanae Token ha alimentato la spinta

Questa stretta arriva dopo lo scandalo SANAE TOKEN, citato esplicitamente dal Nikkei come contesto di riferimento. Nel febbraio 2026, NoBorder DAO ha emesso una memecoin su Solana intitolata al Primo Ministro Sanae Takaichi.

Il token è aumentato di oltre 30 volte prima che Takaichi smentisse pubblicamente qualsiasi coinvolgimento il 2 marzo. Successivamente, il prezzo è crollato di oltre il 58% e la FSA ha avviato un’indagine sulle attività non registrate.

Il servizio assistenza ai consumatori della FSA ha registrato oltre 500 reclami al mese collegati alle crypto nel quarto trimestre 2025. La maggior parte riguarda truffe sui social media che promettono rendimenti garantiti, impedendo poi agli investitori di prelevare i fondi.

La carota e il bastone

L’aumento delle sanzioni non arriva da solo. La coalizione di governo giapponese ha incluso una riforma fiscale specifica per le crypto nel piano finanziario per l’anno fiscale 2026. Un’aliquota fissa separata del 20% sostituirà il sistema attuale a scaglioni, che può arrivare fino al 55%.

Il nuovo regime fiscale entrerà in vigore l’anno successivo all’approvazione dell’emendamento FIEA, potenzialmente a gennaio 2028. Il messaggio è chiaro: pene più dure per chi truffa, migliori incentivi per gli investitori in regola.

La corsa agli armamenti delle sanzioni in Asia

L’inasprimento giapponese segue l’andamento regionale. In Corea del Sud, il Virtual Asset User Protection Act prevede la reclusione a tempo indeterminato per chi manipola il mercato con guadagni superiori a 5 miliardi di won. La legge sui titoli di Singapore contempla fino a 7 anni di prigione per chi opera senza autorizzazione.

Il massimo di 10 anni proposta dal Giappone per le vendite non autorizzate è tra le pene più severe a livello mondiale per questo tipo di reato. Tokyo segnala così che i lanci non regolamentati di memecoin non trovano spazio nella sua visione delle crypto come finanza mainstream.

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