Un sondaggio del commentatore crypto Paul Barron ha chiesto agli utenti se nel Digital Asset Market Clarity Act (CLARITY Act) contino di più i rendimenti delle stablecoin o le tutele contro la sorveglianza finanziaria.
Le risposte hanno mostrato un sostegno quasi unanime a favore della privacy e dell’autonomia finanziaria rispetto agli incentivi sui rendimenti.
La privacy in cima alla lista delle priorità
Il sondaggio ha acceso un dibattito sulle disposizioni previste nella versione del CLARITY Act al Senato. I critici hanno evidenziato la presenza di norme che concederebbero al Tesoro degli Stati Uniti il potere di trattenere, congelare o sequestrare temporaneamente le transazioni crypto senza necessità di un ordine del tribunale.
Queste disposizioni potrebbero inoltre estendersi ad alcune interfacce e protocolli di Finanza Decentralizzata (DeFi) classificati come “non decentralizzati”.
Per molti intervistati, questi poteri rappresentano una minaccia esistenziale per la self-custody e la libertà finanziaria. I rendimenti delle stablecoin, seppur interessanti, sono stati visti come qualcosa su cui si potrebbe anche trattare.
I rendimenti restano il principale ostacolo per il Senato
Nonostante l’attenzione della community rivolta principalmente alla privacy, i rendimenti delle stablecoin sono stati il principale motivo per cui il CLARITY Act risulta ancora bloccato. Il disegno di legge è stato approvato alla Camera degli Stati Uniti nel luglio 2025 con 294 voti favorevoli e 134 contrari, ma non è ancora progredito presso il Senate Banking Committee.
L’American Bankers Association ha fatto pressione per vietare tutte le forme di ricompense sulle stablecoin, sostenendo che queste costituiscono una minaccia per i depositi bancari tradizionali.
Le senatrici Angela Alsobrooks e Thom Tillis stanno lavorando a un compromesso normativo che vieterebbe i rendimenti passivi ma consentirebbe di mantenere le ricompense basate sull’attività degli utenti.
La scadenza del 1° marzo imposta dalla Casa Bianca per trovare un accordo è scaduta senza soluzione. Il leader della maggioranza al Senato, John Thune, ha fatto sapere che non ci saranno discussioni in aula prima di aprile 2026. Secondo gli analisti, se la proposta non supererà il comitato entro fine aprile, difficilmente verrà approvata quest’anno.
Il divario tra i desideri degli utenti crypto e ciò che blocca la legislazione evidenzia questa disconnessione: la priorità della community è la privacy; il nodo di Washington è invece il pressing delle banche sulle dinamiche economiche dei rendimenti.