Il presidente Donald Trump ha dichiarato che si rifiuterà di firmare qualsiasi legge fino a quando il SAVE America Act (SAVE Act) non sarà approvato nella sua versione più forte. Questa mossa aggiunge un ulteriore livello di incertezza a una situazione già bloccata attorno al Digital Asset Market Clarity Act (CLARITY Act).
La dichiarazione, pubblicata su Truth Social l’8 marzo 2026, chiede che il SAVE Act, che richiede la prova della cittadinanza per la registrazione degli elettori, venga immediatamente messo in cima all’agenda del Congresso.
La SAVE Act ingombra il calendario legislativo
Il CLARITY Act (H.R. 3633) è stato approvato dalla Camera con il sostegno bipartisan nel luglio 2025 con 294 voti favorevoli e 134 contrari.
Tuttavia, il disegno di legge è fermo al Senate Banking, Housing, and Urban Affairs Committee dal settembre 2025.
Un markup previsto per il 15 gennaio 2026 è stato rimandato a data da destinarsi dopo che alcuni dei principali player del settore, tra cui Coinbase, hanno ritirato il supporto a causa delle disposizioni sul rendimento delle stablecoin.
L’ultimatum di Trump sul SAVE Act ora rischia di assorbire tutto il margine residuo in Senato per la legislazione sulle crypto.
La dichiarazione di Trump crea di fatto una pressione politica che potrebbe rendere ancora più difficile l’avanzamento di altri disegni di legge.
Questa posizione mette i sostenitori delle crypto di fronte a un futuro incerto riguardo al Clarity Act, atteso da tempo, e diversi utenti stanno già sollevando preoccupazioni.
“Il Senato dovrà occuparsi prima del SAVE Act, poi forse riusciremo ad avere il Clarity Act. Ma stiamo finendo il tempo,” ha scritto Chad Steingraber, un popolare utente su X.
Il SAVE Act è stato approvato dalla Camera l’11 febbraio 2026, con una maggioranza risicata di 218 voti contro 213. Ora si prevede quasi certamente un ostruzionismo dei Democratici al Senato, che richiede 60 voti favorevoli per procedere, una soglia che i Repubblicani non possono raggiungere senza l’appoggio degli altri partiti.
I mercati predittivi stimano attualmente una probabilità del 18% che venga approvato nella sua interezza nel 2026.
La disputa sulle stablecoin rimane il principale ostacolo
Anche senza il blocco del SAVE Act, il CLARITY Act si trova ad affrontare ostacoli significativi. Il nodo principale riguarda la possibilità per le piattaforme crypto di offrire ricompense simili a rendimenti ai detentori di stablecoin.
Le banche, guidate dal Bank Policy Institute e da dirigenti come il CEO di JPMorgan Jamie Dimon, sostengono che le stablecoin con rendimento rischiano di causare una fuoriuscita dei depositi dalle banche commerciali.
Brian Moynihan, CEO di Bank of America, ha suggerito che tali prodotti potrebbero deviare fino al 30–35% dei depositi delle banche commerciali.
Un’analisi del Tesoro USA ha indicato che l’esposizione potenziale potrebbe arrivare a 6.600 miliardi di dollari.
La scadenza del 1° marzo 2026 imposta dal direttore esecutivo del Crypto Council Patrick Witt è passata senza che venisse raggiunta una soluzione.
Un markup del Senate Banking Committee è ora provvisoriamente atteso tra la metà e la fine di marzo, con possibili negoziazioni che potrebbero estendersi fino ad aprile.
Gli analisti di JPMorgan hanno segnalato che l’approvazione del CLARITY Act, se avvenisse, rappresenterebbe un segnale positivo di forte rilievo per i mercati crypto, potenzialmente materializzandosi nella seconda metà del 2026.
Trump ha anche spinto il Congresso ad agire sul CLARITY Act, accusando le banche di tenere in ostaggio il disegno di legge per proteggere i loro conti di risparmio a basso interesse dalla concorrenza delle stablecoin.
Cosa succede dopo
La senatrice Cynthia Lummis ha invitato il Congresso a intervenire rapidamente, avvertendo che i ritardi rischiano di far perdere agli USA terreno nella politica dei digital asset rispetto ad altre giurisdizioni.
Le probabilità su Polymarket di una futura approvazione del CLARITY Act si attestano al 70%, riflettendo un ottimismo a lungo termine nonostante il blocco attuale.
Tuttavia, con una scadenza indicativa a luglio 2026, prima che la politica delle elezioni di metà mandato si intensifichi, la sovrapposizione tra il confronto sul SAVE Act e le trattative ancora in corso sulle stablecoin restringe ulteriormente le possibilità di avanzamento del CLARITY Act.
Se non si trova un compromesso, la Securities and Exchange Commission (SEC) e l’Office of the Comptroller of the Currency (OCC), che di recente ha pubblicato una proposta normativa di ben 376 pagine sulle ricompense, potrebbero colmare il vuoto normativo attraverso l’applicazione delle regole, anziché tramite nuove leggi.