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Il boom della tokenizzazione protagonista al Davos 2026 mentre il mercato supera 21 miliardi di dollari

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Scritto e revisionato da
Lockridge Okoth

22 gennaio 2026 06:14 CET
  • La tokenizzazione dei real world asset (RWA) ha dominato le discussioni, spostando le crypto dalla speculazione all’infrastruttura finanziaria.
  • Le istituzioni sono passate dai progetti pilota alla produzione, con banche e custodi che hanno implementato su larga scala bond, fondi e azioni tokenizzati.
  • Le stablecoin sono presentate come infrastruttura centrale, agendo da reti di regolamento che collegano TradFi, DeFi e asset tokenizzati a livello globale.
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Dopo quasi quattro giorni dall’inizio del World Economic Forum (WEF) Annual Meeting a Davos, in Svizzera, il tema più forte e costante per il settore crypto è stato la tokenizzazione dei real world asset (RWA).

L’evento è iniziato lunedì 19 gennaio 2026 e proseguirà fino a venerdì 23 gennaio, con anche il fondatore ed ex CEO di Binance, Changpeng Zhao (CZ), tra i partecipanti.

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La tokenizzazione emerge come tema dominante della crypto a Davos 2026

Le pubblicazioni legate al WEF continuano a descrivere il 2026 come un “punto di svolta” per gli asset digitali. Secondo queste fonti, la blockchain è ormai andata oltre i programmi pilota ed è passata alla produzione reale.

Anziché riaprire le lunghe discussioni su quale sia il ruolo degli asset digitali nel sistema finanziario, Davos 2026 si è concentrato su come questi vengano integrati.

Il dibattito si è spostato dall’ideologia e dalla speculazione verso infrastrutture, scalabilità e implementazioni pensate per le imprese.

In questo senso, la tokenizzazione è stata ampiamente presentata come il meccanismo tramite cui la tecnologia blockchain si sta integrando silenziosamente nella finanza tradizionale (TradFi).

Questo cambiamento è stato evidente anche nei panel di alto livello, tra cui le sessioni intitolate “La Tokenizzazione è il Futuro?” e “A che punto siamo con le Stablecoin?”

Questi dibattiti hanno riunito figure di primo piano, come il CEO di Ripple Brad Garlinghouse e Brian Armstrong, CEO di Coinbase. Sono intervenuti anche funzionari della Banca Centrale Europea e rappresentanti di importanti istituzioni finanziarie.

I relatori hanno sottolineato la capacità della tokenizzazione di rendere scambiabili on-chain asset tradizionalmente illiquidi (come azioni, obbligazioni, fondi e immobili). L’obiettivo è favorire la proprietà frazionata, migliorare la liquidità e ridurre le frizioni nei regolamenti transfrontalieri.

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Istituzioni come BlackRock, BNY Mellon ed Euroclear stanno ora lanciando prodotti tokenizzati su larga scala. Questo riflette una convergenza sempre più marcata tra banche e blockchain.

La chiarezza normativa raggiunta nel 2025, soprattutto negli Stati Uniti e in alcune aree d’Europa, è stata ripetutamente indicata come il catalizzatore di questa transizione.

Anche le stablecoin hanno avuto un ruolo di rilievo come collegamento tra i sistemi TradFi e DeFi. Spesso considerate il primo vero caso d’uso universale della blockchain, le stablecoin sono state presentate come infrastrutture fondamentali per pagamenti, gestione della tesoreria e regolamenti on-chain.

Con l’affermarsi di quadri regolatori globali più chiari, compresi riferimenti alla GENIUS Act degli Stati Uniti, le stablecoin vengono sempre più viste come complementari e non più come elemento di rottura rispetto alle attuali infrastrutture finanziarie.

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La tokenizzazione passa dai progetti pilota a un’infrastruttura finanziaria da migliaia di miliardi di dollari

Dati aggiornati presentati al WEF di Davos hanno sottolineato l’ampiezza dell’opportunità offerta dalla tokenizzazione. Il total value locked (TVL) dei tokenized RWA ha superato i 21 miliardi di dollari. Questo dato riflette sia la crescente adozione che una varietà sempre più ampia di asset class portate on-chain.

Le proiezioni a lungo termine evidenziano l’importanza della tendenza. Secondo McKinsey, il mercato degli asset tokenizzati potrebbe raggiungere tra 2.000 e 4.000 miliardi di dollari entro il 2030. Boston Consulting Group, invece, ha illustrato uno scenario ancora più aggressivo, fino a 16.000 miliardi di dollari.

I leader del settore hanno usato Davos per presentare progressi concreti. Brad Garlinghouse, CEO di Ripple, ha dichiarato che l’azienda sta collaborando strettamente con le banche globali per colmare il divario tra tokenizzazione e DeFi.

Ha indicato che il volume di tokenizzazione su XRP Ledger è passato da 19.000 a 33.000 miliardi di dollari in un solo anno. Come ha spiegato, l’attenzione è concentrata su infrastrutture a livello istituzionale piuttosto che su casi d’uso speculativi.

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Anche i fornitori di infrastrutture hanno ribadito questo messaggio. SWIFT ha spiegato che asset tokenizzati e interoperabili potrebbero accelerare sensibilmente il commercio globale, sbloccare liquidità bloccata e connettere la finanza tradizionale con quella digitale su vasta scala.

Brian Armstrong, CEO di Coinbase, ha inoltre affermato che le azioni tokenizzate rappresentano il futuro dei mercati tradizionali. L’esponente del settore crypto le ha presentate come evoluzione inevitabile dell’infrastruttura di Borsa, più che come un esperimento nato dal mondo crypto.

I mercati tradizionali adottano la tokenizzazione come infrastruttura finanziaria centrale

Questa visione sta ottenendo sempre più consensi tra gli operatori storici. La Borsa di New York (NYSE) sta esplorando i titoli tokenizzati e il trading 24/7 senza modificare i quadri normativi esistenti.

L’obiettivo è modernizzare le infrastrutture di mercato invece di promuovere comportamenti speculativi. Nel frattempo, i dati diffusi a Davos mostrano che oltre il 65% degli asset tokenizzati, comprese le stablecoin ancorate a valute fiat, vengono attualmente emessi su Ethereum. Questo ne sottolinea il ruolo centrale nell’economia tokenizzata emergente.

Nel complesso, Davos 2026 dimostra che la tokenizzazione non è più una semplice prospettiva futura. Sta diventando il principale punto di osservazione con cui la finanza globale si rapporta alle crypto, non più come forza dirompente, bensì come infrastruttura solida che sta rimodellando in silenzio i mercati dei capitali.

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