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Il primo CTO di Coinbase afferma che la crypto sopravvivrà alla Silicon Valley, ecco perché

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Scritto e revisionato da
Lockridge Okoth

28 gennaio 2026 07:36 CET
  • Balaji avverte che tassazione e regolamentazione potrebbero far crollare il modello di venture capital della Silicon Valley.
  • La tassa per miliardari della California mette a rischio gli incentivi che stanno alla base della propensione al rischio e dell’innovazione delle startup.
  • Le reti crypto emergono come successori decentralizzati, resilienti ai rischi politici e geografici.
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Il dominio della Silicon Valley non è più garantito, e il suo crollo ora è un esito concepibile invece che una semplice ipotesi marginale. Questo è l’avvertimento lanciato da Balaji Srinivasan, ex Chief Technology Officer di Coinbase.

L’ex dirigente di Coinbase sostiene che crescenti rischi politici e cambiamenti strutturali nelle politiche potrebbero ridurre la Valley “da uno a zero” entro il prossimo decennio, mentre le reti crypto-native emergono come naturali eredi.

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La tassa per i miliardari in California mette Silicon Valley al voto

Srinivasan ha spiegato in dettaglio uno scenario in cui il motore economico principale della Silicon Valley, il venture capital, si sgretola sotto il peso di:

Al centro della sua tesi vi è la proposta in California per il Billionaire Tax Act del 2026, un’iniziativa elettorale che imporrebbe una tantum un’accisa del 5% alle persone con un patrimonio netto superiore a 1 miliardo di dollari.

“Esiste uno scenario in cui la Silicon Valley potrebbe letteralmente andare a zero nei prossimi dieci anni,” ha scritto Srinivasan. “Le eredi sarebbero la Cina e Internet, ossia le aziende tech cinesi e i protocolli crypto basati su Internet, perché questi hanno una protezione politica intrinseca che la Silicon Valley semplicemente non possiede.”

Srinivasan sostiene che la tassa colpisce direttamente il modello economico del “power law” che sostiene il finanziamento delle startup. Il venture capital dipende dalla possibilità di enormi guadagni: rare e straordinarie exit che compensano i frequenti fallimenti.

Eliminando la prospettiva di risultati miliardari, secondo lui, l’intero sistema di incentivi crolla.

“Nessuna prospettiva di miliardari significa nessun angel funding, quindi nessuna Silicon Valley,” ha affermato Srinivasan, avvertendo che anche solo tentare di approvare tali misure potrebbe raffreddare la propensione al rischio e gli investimenti nelle prime fasi.

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Studi legali come Baker Botts hanno evidenziato ampie vulnerabilità costituzionali nella proposta. Si va dalla violazione della Dormant Commerce Clause a questioni sulla retroattività e sull’esproprio forzato.

Nonostante ciò, PwC stima che l’iniziativa potrebbe raccogliere circa 100 miliardi di dollari se approvata nel novembre 2026. Questo evidenzia una crescente volontà politica di tassare la ricchezza concentrata nel settore tech, nonostante l’incertezza legale.

Il rischio politico diventa strutturale

Oltre alla tassazione, Srinivasan inquadra la minaccia come una più ampia erosione della “piattaforma” politica su cui fanno affidamento le aziende tech, paragonabile a un sistema operativo che non funziona più.

Sottolinea la crescente instabilità legata ai diritti di proprietà, alle compensazioni in azioni, ai visti, ai percorsi di IPO e al trattamento normativo di tecnologie emergenti come intelligenza artificiale e crypto.

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L’ex dirigente di Coinbase sostiene che l’ostilità ora arriva da entrambe le parti dello spettro politico. Per una parte della sinistra, la tecnologia rappresenta capitale concentrato e disuguaglianze; per una parte della destra, simboleggia globalizzazione e spiazzamento culturale.

Questa doppia pressione, a detta di Srinivasan, isola politicamente il settore.

Sebbene alcuni founder si siano trasferiti in Texas, Miami, Dubai o Singapore, lui avverte che la maggior parte delle aziende resta profondamente radicata in California, Delaware e New York—giurisdizioni che definisce sempre più ostili verso il potere tech concentrato.

La crypto come i “mammiferi”

Tuttavia, Srinivasan non prevede la fine del progresso tecnologico—solo la fine del monopolio della Silicon Valley su di esso.

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Secondo lui, la tecnologia sta già diventando decentralizzata. La produzione di hardware si è spostata in Cina. Le startup unicorno oggi sono presenti in oltre 400 città a livello globale. I modelli AI open-source riducono la dipendenza dai poli di talento centralizzati.

Le crypto, sostiene, sono particolarmente pronte a prosperare in questo contesto. A differenza delle aziende tech tradizionali, i protocolli crypto operano su scala globale, non dipendono da una singola giurisdizione e traggono resilienza dalla decentralizzazione.

Srinivasan paragona il momento attuale a un evento di estinzione. Secondo lui, la Silicon Valley somiglia ai dinosauri: dominante, ma fragile.

Le reti crypto-native e quelle basate su Internet, invece, sono i mammiferi: più piccoli, sottovalutati, ma strutturalmente in grado di sopravvivere a shock politici.

Con la proposta di tassa sulla ricchezza in California che avanza verso un voto nel 2026, la domanda riguarda sempre più dove e in che forma verrà scritto il prossimo capitolo della tecnologia, piuttosto che se il progresso tecnologico continuerà.

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