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Il ritiro di Tether da una raccolta di 500 miliardi di dollari alimenta le speculazioni: un’IPO arriverà mai?

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Scritto e revisionato da
Lockridge Okoth

04 febbraio 2026 08:35 CET
  • Tether si ritira da una raccolta di 20 miliardi di dollari mentre gli investitori rifiutano una valutazione di 500 miliardi di dollari
  • Profitti solidi mantengono la raccolta di fondi opzionale nonostante le preoccupazioni in materia di regolamentazione e trasparenza.
  • Le ambizioni per l’IPO si raffreddano, ma la regolamentazione negli USA potrebbe riaprire la porta nel 2026.
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Tether, emittente della stablecoin USDT da 185 miliardi di dollari, ha ridimensionato drasticamente le proprie ambizioni di raccolta fondi privata.

Ciò solleva dubbi riguardo a una potenziale IPO che in passato era stata oggetto di voci da parte di figure del settore crypto come il co-fondatore di BitMEX, Arthur Hayes.

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La resistenza degli investitori costringe Tether a rivedere le ambizioni di finanziamento

Inizialmente, Tether stava valutando una raccolta fondi tra 15 e 20 miliardi di dollari, con una valutazione di 500 miliardi di dollari. Una cifra che avrebbe posizionato la società tra le aziende private più preziose al mondo.

Tuttavia, secondo il Financial Times, Tether starebbe ora prendendo in considerazione solo 5 miliardi di dollari, o addirittura nessuna raccolta di capitali.

L’ultimo dietrofront arriva dopo un anno di intense discussioni di mercato. A settembre 2025, Hayes ha riacceso le speculazioni su una IPO di Tether, suggerendo che una quotazione pubblica dell’emittente della stablecoin potrebbe oscurare il debutto di successo di USDC di Circle.

All’epoca, la valutazione di Tether era stimata oltre i 500 miliardi di dollari, posizionandola al fianco di giganti della tecnologia e della finanza come SpaceX, OpenAI e ByteDance.

Hayes aveva presentato il potenziale listing come una mossa strategica, con la circolazione di USDT di Tether a 185 miliardi di dollari e la struttura di generazione dei ricavi che le conferiva un vantaggio competitivo rispetto a Circle.

Tuttavia, il sentiment degli investitori ha raffreddato l’hype. Secondo quanto riferito, i sostenitori hanno storcere il naso di fronte alla valutazione stellare di 500 miliardi di dollari, citando:

  • Controlli regolamentari
  • Preoccupazioni sulla trasparenza delle riserve, e
  • Pregresse accuse di utilizzo illecito.
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Tether resta redditizia nonostante le turbolenze di mercato, mantenendo l’IPO facoltativa

Un recente downgrade di S&P Global Ratings ha evidenziato l’esposizione di Tether ad asset più rischiosi, come Bitcoin e oro, aumentando ulteriormente la cautela.

“S&P ha dichiarato che c’è stato un aumento di asset ad alto rischio nelle riserve di Tether nell’ultimo anno, tra cui Bitcoin, oro, prestiti garantiti, obbligazioni societarie e altri investimenti, tutti con informazioni limitate e soggetti a rischi di credito, di mercato, tassi di interesse e cambi. Tether continua a fornire informazioni limitate sull’affidabilità creditizia dei suoi custodi, delle sue controparti o dei fornitori di conti bancari,” ha riportato Reuters citando S&P.

Il calo del mercato crypto negli ultimi sei mesi ha ulteriormente smorzato l’entusiasmo per valutazioni alle stelle, persino per l’azienda più redditizia del settore.

Ardoino, tuttavia, rimane fiducioso nei fondamentali di Tether. Ha descritto la cifra di 15–20 miliardi di dollari come una semplice incomprensione. Secondo Ardoino, la società sarebbe “molto felice” di raccogliere anche zero capitale.

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“Quella cifra non è il nostro obiettivo. È il nostro massimo, eravamo pronti a vendere… Se avessimo venduto zero, saremmo stati altrettanto felici,” si legge in un estratto riportato nel report e citando Ardoino.

Tether ha registrato profitti per 10 miliardi di dollari nel 2025, in calo di circa il 23% rispetto all’anno precedente a causa del calo del prezzo di Bitcoin, ma compensati dai forti rendimenti sulle riserve in oro.

Con una redditività ancora solida, Tether non ha particolari necessità operative di raccogliere ulteriori fondi. Questo fa pensare che l’operazione di fundrasing sia finalizzata quanto alla credibilità e alle partnership strategiche quanto alla raccolta di liquidità.

Ipo di Tether: solo un sogno?

Il dietrofront rimodella anche le aspettative per l’IPO di Tether. Sebbene un listing pubblico non sia più imminente, venti regolamentari favorevoli e iniziative strategiche tengono l’opzione ancora aperta.

Una normativa sulle stablecoin negli USA sotto la presidenza Trump, insieme al nuovo token USAT conforme negli Stati Uniti di Tether, potrebbe fornire un percorso verso la legittimità nel mercato domestico.

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Pertanto, si potrebbero preparare le basi per una potenziale IPO nel 2026 se le condizioni di mercato dovessero migliorare, anche se la valutazione dovrà probabilmente essere rivista al ribasso.

Detto ciò, la svolta prudente di Tether invia un segnale più ampio a tutto l’ecosistema crypto. In qualità di valuta di riserva de facto del mercato, con enormi riserve in Treasury e oro, il passo indietro della società sottolinea un’enfasi crescente su redditività e trasparenza rispetto all’hype.

Per le altre aziende crypto ad alta valutazione che guardano al mercato pubblico, l’esperienza di Tether potrà fungere da modello: crescita sostenibile e solidi fondamentali sono elementi sempre più essenziali per la fiducia degli investitori, anche per i nomi di punta del settore.

Vale anche la pena notare che il CEO di Tether, Paolo Ardoino, ha affermato in passato che la società non ha bisogno di quotarsi in borsa. Tuttavia, non ha escluso questa possibilità.

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