L’ex Head of Product di X, Nikita Bier, afferma che non esiste una tecnologia in grado di risolvere le risposte spam che affliggono gli account crypto, sostenendo che l’80% dell’attività crypto è guidata dai bot.
Questa dichiarazione arriva mentre crescono le lamentele sul fatto che la piattaforma sia un “sito terribile”, e si riconosce che rimane comunque il canale meno peggiore per una comunicazione aperta.
Bier di X traccia una linea contro lo spam crypto
L’ammissione di Bier segna un cambiamento di tono rispetto alla precedente fiducia di X nel combattere lo spam tramite misure tecniche.
“L’incentivo finanziario a fare spam su X diminuirà enormemente nei prossimi 30 giorni, diventando presto negativo,” aveva detto Nikita Bier di X a marzo.
Nell’ultimo anno, la piattaforma avrebbe eliminato 1,7 milioni di account bot, revocato l’accesso API alle app InfoFi che incentivavano la pubblicazione di post, e introdotto un pulsante “non mi piace” per sopprimere le risposte di bassa qualità.
Tuttavia, ora Bier sostiene che questi strumenti hanno dei limiti. Ha spiegato che l’unica strada praticabile è abilitare le restrizioni di risposta di secondo grado, una funzione che X sta testando con gli abbonati Premium+.
“Non esiste tecnologia al mondo che possa mai risolvere le risposte spam agli account crypto — perché l’80% delle attività crypto sono semplicemente bot. L’unica via d’uscita è abilitare le restrizioni di risposta di secondo grado,” ha scritto Bier in un post domenicale.
Questa impostazione amplia la platea di chi può rispondere a un post includendo anche i follower dei follower, continuando però a bloccare account sconosciuti e bot.
La presa di coscienza suggerisce che X (Twitter) considera il problema dei bot crypto come una questione strutturale, e non qualcosa di risolvibile solo con strumenti di rilevamento.
Se davvero l’80% degli account crypto sono bot, come sostiene Bier, nessun sistema di filtraggio può distinguere su larga scala gli utenti autentici da quelli automatizzati senza effetti collaterali per i veri account.
Anatoly Yakovenko di Solana e la crisi di comunicazione nel settore crypto
La risposta di Yakovenko ha evidenziato una frustrazione più profonda all’interno del settore crypto. Il co-fondatore di Solana ha definito la piattaforma “orribile”, riconoscendo comunque che le discussioni pubbliche su X rimangono la soluzione migliore per comunicare nel settore crypto.
Il confronto è seguito a un post satirico di un membro della community Solana che ha preso in giro lo stato della comunicazione tra i crypto enthusiast.
Il post elencava regole sempre più assurde, dal non rispondere ai messaggi privati su X e ai messaggi su Telegram, fino al non aprire la porta o non rispondere se viene chiamato il proprio nome.
La battuta nasce in un contesto di crescenti preoccupazioni per la sicurezza, dopo l’exploit da 285 milioni di dollari su Drift Protocol avvenuto il 1 aprile, compiuto tramite social engineering invece che vulnerabilità del codice.
Questo contesto ha rafforzato il senso della battuta. L’attaccante di Drift ha compromesso l’accesso amministrativo tramite approvazioni ingannevoli, non sfruttando un bug nello smart contract.
In un ambiente simile, fidarsi di qualsiasi comunicazione in entrata rappresenta un vero rischio operativo per i builder crypto.
Bier ha promosso diverse misure anti-spam da quando è entrato come Head of Product su X a metà 2025. A gennaio 2026, aveva revocato l’accesso API alle app InfoFi come Kaito, che premiavano gli utenti per i post su X.
Questa decisione ha causato un calo del prezzo del token di Kaito del 20% e ha costretto il progetto a chiudere il programma di incentivi Yaps.
A marzo 2026, X ha testato il pulsante “non mi piace” sulle risposte, e Bier aveva dichiarato che l’incentivo economico per lo spam sulla piattaforma sarebbe diventato negativo entro 30 giorni.
La piattaforma ha anche iniziato a preparare una funzione di auto-blocco che segnala gli account che parlano di crypto per la prima volta, chiedendo la verifica dell’identità per poter continuare.
Nonostante questi sforzi, l’ultima affermazione di Bier cambia la prospettiva: invece di promettere di eliminare lo spam crypto, ora dice agli utenti che il problema è troppo radicato nell’ecosistema crypto perché sia possibile risolverlo su qualunque piattaforma.
Le restrizioni di risposta di secondo grado riusciranno davvero a ridurre significativamente lo spam, o serviranno solo a spingere i gestori dei bot ad adattarsi?
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