Secondo Chainalysis, Bitcoin (BTC) è emerso come un “elemento di resistenza” in Iran in mezzo alle crescenti tensioni, con l’intero ecosistema crypto che nel 2025 ha superato i 7,78 miliardi di dollari.
Con la valuta nazionale sotto pressione e le proteste che continuano in tutto il Paese, le criptovalute sono diventate un’alternativa vitale per molti iraniani, come dimostrano i dati sull’uso in aumento.
SponsoredGli iraniani aumentano i trasferimenti in Bitcoin mentre la crisi economica si aggrava
Come riportato da BeInCrypto, dalla fine di dicembre 2025 sono scoppiate proteste di massa in Iran. Le manifestazioni sono esplose a causa della crescente inflazione e della forte svalutazione della valuta locale rispetto al dollaro.
L’agenzia di stampa statunitense Human Rights Activists News Agency (HRANA) stima che oltre 2.500 persone siano state uccise. Le autorità hanno inoltre interrotto l’accesso a Internet.
In questo contesto di instabilità, Chainalysis ha osservato un’impennata dell’attività crypto, con un importo medio giornaliero in dollari transato più elevato e un maggior numero di trasferimenti verso wallet personali.
I prelievi di ammontare elevato inferiori a $10.000 hanno registrato la crescita più forte: il valore medio in dollari prelevato è aumentato del 236% e il numero di trasferimenti del 262%. I prelievi medi inferiori a $1.000 sono cresciuti del 228% in valore e del 123% nei trasferimenti.
Anche i prelievi molto grandi sotto $100.000 sono aumentati, con i valori in dollari in crescita del 32% e i trasferimenti del 55%. Perfino i prelievi piccoli, inferiori a $100, sono saliti, con il valore medio che segna +111% e i trasferimenti +78%. Inoltre, i prelievi dagli exchange iraniani verso wallet personali non attribuiti di Bitcoin sono cresciuti sensibilmente.
Sponsored Sponsored“Questo comportamento rappresenta una risposta razionale al crollo del rial iraniano, che ha perso quasi tutto il suo valore, risultando di fatto privo di valore rispetto alle principali valute come l’euro”, si legge nel report.
Chainalysis sottolinea che Bitcoin in Iran svolge un ruolo più ampio durante questa crisi rispetto alla sola protezione del valore. La società ha osservato che per molti iraniani, la criptovaluta è diventata un “elemento di resistenza”.
A differenza degli asset convenzionali, che possono essere illiquidi e vulnerabili al controllo statale, la self-custody di Bitcoin e la sua resistenza alla censura danno agli individui una maggiore mobilità finanziaria.
Questa flessibilità è particolarmente cruciale in situazioni in cui le persone potrebbero dover lasciare il Paese o affidarsi a sistemi finanziari esterni al controllo governativo.
Sponsored Sponsored“Questo schema di aumento dei prelievi di BTC nei momenti di forte instabilità riflette una tendenza globale che abbiamo osservato anche in altre regioni colpite da guerre, turbolenze economiche o repressioni governative”, scrive Chainalysis.
L’ecosistema crypto dell’Iran raggiunge 7,78 miliardi di dollari nel 2025
La società aggiunge che il mercato crypto iraniano è cresciuto sensibilmente nel 2025 rispetto all’anno precedente, superando i 7,78 miliardi di dollari. Sulla base di pattern registrati in passato, Chainalysis spiega che l’attività crypto nel Paese aumenta nei periodi segnati da importanti sviluppi interni o geopolitici.
Salti notevoli si sono verificati durante i bombardamenti a Kerman a gennaio 2024, gli attacchi missilistici contro Israele nell’ottobre 2024 e la guerra di 12 giorni a giugno 2025, che ha visto attacchi al maggiore exchange crypto nazionale e alle principali banche.
Il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) è diventato una forza dominante nel settore delle criptovalute in Iran. Le attività on-chain collegate all’IRGC hanno rappresentato circa la metà del valore crypto totale ricevuto in Iran durante il quarto trimestre del 2025.
Il rapporto Chainalysis stima che i wallet collegati all’IRGC abbiano ricevuto più di 3 miliardi di dollari nel 2025, rispetto a oltre 2 miliardi di dollari dell’anno precedente. Il gruppo si affida sempre più agli asset digitali per aggirare le sanzioni e supportare le proprie reti finanziarie regionali. Il team aggiunge che,
“Ci aspettiamo che questa cifra aumenti man mano che più wallet affiliati all’IRGC verranno resi pubblici e che vengano esposte porzioni più ampie della loro rete di riciclaggio.”
È quindi evidente che l’adozione delle criptovalute in Iran ha una doppia natura. Gli attori legati allo Stato hanno sfruttato gli asset digitali per eludere le sanzioni internazionali.
Allo stesso tempo, per i comuni cittadini, è diventata una modalità per proteggere i risparmi dall’iperinflazione e dal rischio di confisca dei beni. Chainalysis suggerisce che le criptovalute resteranno con ogni probabilità uno strumento chiave per gli iraniani che vogliono maggiore autonomia finanziaria.