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Il FMI individua 4 rischi che la finanza tokenizzata pone al sistema finanziario globale

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Scritto da
Kamina Bashir

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Modificato da
Harsh Notariya

03 aprile 2026 09:03 CET
  • Secondo il FMI, la tokenizzazione rappresenta un cambiamento strutturale e non un semplice aggiornamento marginale della tecnologia.
  • I principali rischi includono la frammentazione, l’impatto sulla stabilità finanziaria, le lacune normative e l’instabilità nei Paesi emergenti e in via di sviluppo (EMDE).
  • Il valore on-chain distribuito dei real world asset è aumentato del 4% nell’ultimo mese.
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In una recente nota, il Fondo Monetario Internazionale (FMI) ha avvertito che la finanza tokenizzata comporta quattro rischi distinti per il sistema finanziario globale.

Redatta da Tobias Adrian, Financial Counselor del FMI e Direttore del Dipartimento dei Mercati Monetari e di Capitale, la nota definisce la tokenizzazione come una riconfigurazione strutturale del modo in cui fiducia, regolamento e gestione del rischio vengono organizzati.

4 rischi che il FMI individua nella finanza tokenizzata

Il primo rischio riguarda interoperabilità e frammentazione. Molteplici piattaforme che operano senza standard comuni potrebbero suddividere la liquidità in silos digitali, ridurre l’efficienza dei netting e compromettere la convertibilità alla pari tra asset.

In secondo luogo, il FMI avverte che i sistemi tokenizzati amplificano le minacce alla stabilità finanziaria. Margin call automatiche, regolamenti continui e loop algoritmici di feedback riducono il tempo disponibile per intervenire durante eventi di stress.

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I buffer di fine giornata tradizionali scompaiono e gli shock si propagano più rapidamente, soprattutto in sistemi altamente interconnessi.

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“Le autorità pubbliche hanno un ruolo chiave nell’impostare gli standard di interoperabilità e nel promuovere protocolli comuni. Il coordinamento internazionale è essenziale per garantire che le transazioni transfrontaliere raggiungano il regolamento atomico e la finalità legalmente riconosciuta. In assenza di tale coordinamento, la tokenizzazione potrebbe accentuare le inefficienze già esistenti nella finanza transfrontaliera, invece di risolverle”, si legge nella nota.

Il terzo rischio riguarda la risoluzione transfrontaliera, che diventa molto più difficile. Le transazioni tokenizzate coinvolgono diverse giurisdizioni su registri condivisi, ma i poteri di risoluzione restano ancorati a livello nazionale.

Questa discrepanza potrebbe generare conflitti giurisdizionali o paralisi proprio quando è più necessaria un’azione decisiva.

Infine, le economie emergenti e in via di sviluppo (EMDE) sono esposte in modo particolarmente acuto. Le stablecoin denominate in dollari potrebbero accelerare la sostituzione valutaria, generare flussi di capitale volatili e erodere la sovranità monetaria nei Paesi con sistemi finanziari più deboli.

La roadmap politica a cinque pilastri del FMI prevede di ancorare il regolamento in moneta sicura, applicare una regolamentazione coerente sulle attività equivalenti, garantire certezza legale per gli asset tokenizzati, promuovere standard di interoperabilità e adattare gli strumenti di liquidità della banca centrale ad ambienti automatizzati operativi 24/7.

La nota conclude che la finestra per modellare la finanza tokenizzata è ancora aperta, ma non lo sarà per sempre. Tutto questo avviene in un contesto di forte crescita del settore della tokenizzazione.

Il valore totale on-chain dei real world asset distribuiti è cresciuto del 4% nell’ultimo mese, raggiungendo i 26,7 miliardi di dollari. Il valore degli asset rappresentati è aumentato del 31,61% nello stesso periodo. Il numero di detentori di asset è anche cresciuto a 710.792, con un incremento del 5,56%.

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