Core Scientific, azienda di mining di Bitcoin, ha annunciato questa settimana l’intenzione di vendere quasi tutta la sua riserva di Bitcoin per finanziare la transizione verso l’intelligenza artificiale e il computing ad alte prestazioni.
Questa mossa riflette una tendenza più ampia nell’industria del mining di Bitcoin. Tuttavia, solleva anche interrogativi sul senso di mantenere riserve di Bitcoin, soprattutto in vista di un marcato calo generale del mercato.
Il miner di Bitcoin riduce le proprie riserve per favorire la crescita
Lunedì Core Scientific ha svelato i piani per utilizzare i ricavi derivanti dalla vendita di Bitcoin per finanziare l’espansione dei propri data center. Secondo l’ultimo documento 10-K, la società ha venduto 1.924 Bitcoin tra dicembre e febbraio, ottenendo ricavi complessivi di quasi 176 milioni di dollari.
Secondo Bitcoin Treasuries, Core Scientific detiene attualmente 613 Bitcoin, per un valore vicino a 42 milioni di dollari.
L’azienda ha inoltre annunciato che convertirà il suo impianto di Pecos, in Texas, dalla produzione di Bitcoin ai servizi di colocation, una decisione in linea con la crescente richiesta di infrastrutture per l’intelligenza artificiale (AI).
Il cambiamento riflette una tendenza generale tra i miner di Bitcoin che cercano modelli di business più redditizi. Inoltre, coincide con prezzi di Bitcoin più deboli e costi energetici in aumento, che hanno gravato sulle operazioni dei miner.
Lo scorso dicembre, BeInCrypto aveva riportato che la redditività del mining di Bitcoin aveva toccato livelli minimi storici entro la fine del 2025, con il 70% delle prime 10 aziende di mining di Bitcoin già attive nell’offerta di servizi d’infrastruttura.
Core Scientific si è aggiunta a questa lista, insieme a CleanSpark, Riot Platforms, IREN e altre realtà del settore.
Tuttavia, questa recente decisione non rappresenta solo una ristrutturazione generale, ma indica anche un allontanamento dall’accumulazione di Bitcoin.
La stagnazione di Bitcoin solleva interrogativi per i DAT
Le riserve di Bitcoin di Core Scientific, prima della recente vendita, non erano tra le più importanti del settore. Secondo Bitcoin Treasuries, l’azienda occupa la 59ª posizione tra le prime 100 aziende quotate con riserve di Bitcoin.
Tuttavia, l’entità di questa vendita ha acceso riflessioni sulla redditività futura delle digital asset treasuries (DATs).
Questa svolta coincide anche con la revisione della politica di tesoreria di MARA Holdings, che ora consente la vendita diretta di Bitcoin dal loro bilancio.
L’annuncio ha segnato un netto cambio di rotta per la seconda azienda con la maggiore riserva di Bitcoin, che ha abbandonato la precedente impostazione “full HODL”. Questo ha portato a domandarsi se anche altre DATs seguiranno presto la stessa strategia.
Il mancato raggiungimento di nuovi massimi da parte di Bitcoin, che sembra ora stagnare, ha suscitato ulteriori preoccupazioni. Al momento della pubblicazione, il suo prezzo è di 68.000 dollari, con un calo dell’11% nell’ultimo mese e del 27% negli ultimi tre mesi.
La possibilità che Bitcoin torni al suo precedente massimo storico di 126.000 dollari sembra ora sempre meno probabile.
Nel frattempo, Strategy (ex MicroStrategy), il principale detentore di riserve di Bitcoin tra le aziende quotate in borsa, resta fedele alla sua strategia su Bitcoin, con il fondatore Michael Saylor che martedì ha twittato: “Sto comprando Bitcoin proprio ora. E tu?”
Tuttavia, la volatilità del titolo MSTR ha sollevato dubbi sulla fiducia degli investitori.
Nel frattempo, Phong Le, CEO dell’azienda, ha ammesso lo scorso novembre che Strategy potrebbe essere costretta a vendere Bitcoin in caso di particolari situazioni di crisi.