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La Cina amplia il divieto sulle crypto per bloccare le stablecoin e la tokenizzazione degli asset

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Modificato da
Mohammad Shahid

07 febbraio 2026 13:48 CET
  • Le principali autorità di regolamentazione finanziaria cinesi hanno ufficialmente esteso il divieto nazionale sulle criptovalute includendo anche l’emissione di stablecoin e la tokenizzazione di real world asset.
  • La nuova direttiva è rivolta alle filiali offshore delle aziende nazionali e alle entità straniere, con l’obiettivo di tutelare la sovranità monetaria e prevenire la fuga di capitali.
  • Classificando queste attività come illegali, Pechino di fatto impone che tutte le future innovazioni nel settore crypto avvengano all’interno di infrastrutture autorizzate e controllate dallo Stato.
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Le principali autorità di regolamentazione finanziaria cinesi hanno esteso in modo significativo il divieto esistente sulle crypto. Questa espansione prende di mira in particolare le emissioni di stablecoin e la tokenizzazione dei real world asset.

Il comunicato congiunto è stato pubblicato il 6 febbraio da otto enti, tra cui la People’s Bank of China e la China Securities Regulatory Commission. Rappresenta l’inasprimento più deciso sui controlli dei capitali dai tempi dello storico divieto del 2021 su mining e trading di Bitcoin.

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Pechino chiude le scappatoie offshore nelle nuove regole sulle stablecoin

Le autorità di regolamentazione hanno citato un recente aumento delle attività legate agli asset virtuali come una minaccia diretta per la stabilità finanziaria e la sovranità monetaria del Paese.

Secondo le nuove regole, alle entità estere è severamente vietato offrire servizi di stablecoin o di tokenizzazione ai residenti cinesi.

Forse ancora più rilevante, questa stretta prende di mira la cosiddetta “offshore loophole”, vietando alle società domestiche e alle loro filiali estere di emettere valute digitali senza l’esplicita approvazione del governo.

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La PBOC ha sottolineato che le stablecoin, soprattutto quelle ancorate a valute fiat, hanno caratteristiche simili alla moneta sovrana.

Alla luce di ciò, le autorità hanno dichiarato che questi asset digitali privati minano la capacità dello Stato di controllare l’offerta di moneta. Hanno inoltre sostenuto che questi asset permettono di eludere i rigorosi protocolli antiriciclaggio e di identificazione dei clienti.

In particolare, la comunicazione vieta a qualsiasi entità di emettere stablecoin ancorate allo Yuan (Renminbi) all’estero, una misura che secondo gli analisti difende l’e-CNY, la valuta digitale ufficiale della banca centrale cinese.

La direttiva prende di mira anche il crescente settore della tokenizzazione dei real world asset (RWA), che vale 24 miliardi di dollari.

Valore totale degli asset nella tokenizzazione dei real world asset (RWA).
Valore totale degli asset nella tokenizzazione dei real world asset (RWA). Fonte: RWA.xyz

Le autorità di regolamentazione hanno riclassificato la tokenizzazione non autorizzata — come la proprietà frazionata di immobili o titoli — come “offerta pubblica illegale di titoli” e “attività non autorizzata su futures”.

“Le attività di tokenizzazione di real world asset in Cina, così come la fornitura di servizi di intermediazione e tecnologie informatiche correlate, che si sospettano coinvolgere emissione illegale di token, offerte pubbliche non autorizzate di titoli, esercizio illegale di attività su titoli e futures, raccolta fondi illecita e altre attività finanziarie illegali, devono essere vietate”, si legge nel comunicato.

Il comunicato lascia un margine ristretto per le attività svolte su infrastrutture finanziarie approvate dal governo.

Tuttavia, richiede che qualsiasi azienda interessata alla tokenizzazione all’estero debba rispettare standard di conformità ancora più elevati e ottenere l’autorizzazione interna.

Per far rispettare tali misure, il governo centrale prevede di lanciare un framework collaborativo che integri la supervisione sia locale che nazionale.

L’approccio coordinato punta a eliminare l’arbitraggio normativo sfruttato in passato dalle aziende tech e finanziarie cinesi, che spesso utilizzavano giurisdizioni vicine per sperimentare asset basati su blockchain fuori dalla supervisione diretta di Pechino.

Rafforzando le restrizioni sia sulle stablecoin che sui RWA, Pechino ha segnalato che la prossima generazione della finanza digitale dovrà rimanere completamente circoscritta a sistemi autorizzati e controllati dallo Stato.

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