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Lo skew put-call dell’S&P 500 raggiunge il livello più alto dalla bear market del 2022 e anche Bitcoin potrebbe pagarne il prezzo

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Scritto e revisionato da
Kamina Bashir

06 marzo 2026 13:07 CET
  • Lo skew put-call a un mese dell’S&P 500 ha raggiunto circa 0,53.
  • L’open interest delle opzioni put nei principali ETF di credito USA ha raggiunto 11,5 milioni di contratti.
  • Bitcoin potrebbe subire pressioni a causa del crescente sentiment risk-off.
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Gli investitori di Wall Street si preparano a una fase di turbolenze mentre il put-call skew dell’S&P 500 aumenta, sullo sfondo delle crescenti tensioni geopolitiche causate dal conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran.

Nel mercato azionario e del credito cresce il posizionamento difensivo, con il rischio di una fuga di capitali dal mercato crypto.

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La paura degli investitori aumenta sul mercato delle opzioni mentre lo skew dell’S&P 500 cresce

Secondo i dati di The Kobeissi Letter, la paura tra gli investitori sta crescendo nel mercato delle opzioni. Il put-call skew a tre mesi dell’S&P 500 ha raggiunto circa 0,50, vicino ai massimi degli ultimi tre anni.

Lo skew a un mese è salito a circa 0,53. Si tratta del livello più alto dalla bear market del 2022 ed è molto vicino al valore di 0,56 visto durante il crollo provocato dalla pandemia del 2020.

“Il posizionamento degli investitori nel mercato delle opzioni è estremamente ribassista”, ha spiegato in dettaglio The Kobeissi Letter.

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Grafico dello skew sull’indice SPX che mostra rapporti put-call elevati
Skew dell’indice S&P 500. Fonte: X/The Kobeissi Letter
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Anche tra le singole azioni si fa più marcato il sentiment difensivo. Lo skew medio put-call a tre mesi sulle singole azioni è ora intorno a 0,15, il livello più alto da agosto.

Il put-call skew si riferisce alla differenza di domanda tra le opzioni put (che danno il diritto di vendere un’azione) e le opzioni call (che permettono di acquistare un’azione). Uno skew più alto in genere indica una domanda più forte per le opzioni put, suggerendo un sentiment ribassista o preoccupazioni riguardo ai rischi di ribasso.

L’ansia degli investitori aumenta mentre le tensioni geopolitiche proseguono, condizionando il sentiment sui mercati. Il conflitto in corso in Medio Oriente ha portato a un rialzo del prezzo del petrolio.

Anche questo ha alimentato concern che un aumento sostenuto dei prezzi del petrolio possa portare a un’inflazione più alta e frenare gli investimenti a livello globale, impattando i mercati a livello mondiale. BeInCrypto ha evidenziato ieri che il 72,1% delle azioni era in calo.

L’impatto si riflette anche nei dati di mercato. Secondo le ultime rilevazioni di Google Finance, l’S&P 500 è sceso dello 0,56% a 6.830,71 punti. Inoltre, il Dow Jones Industrial Average ha perso 784,67 punti, ovvero l’1,61%, attestandosi a 47.954,74 punti.

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Il sentiment ribassista colpisce anche il mercato del credito. L’attività di copertura con opzioni put su quattro principali ETF di credito USA — HYG, JNK, LQD e BKLN — è arrivata a 11,5 milioni di contratti, come riportato da BeInCrypto.

Cosa significa questo per Bitcoin e i mercati crypto

I dati mostrano un sentiment di avversione al rischio diffuso su tutti i mercati finanziari. In un periodo di incertezza macroeconomica, i partecipanti al mercato tendono tipicamente ad assumere un posizionamento più difensivo.

In questi contesti, i capitali spesso vengono spostati dagli asset più rischiosi verso quelli percepiti come beni rifugio. Poiché anche Bitcoin e la maggior parte delle criptovalute sono ancora considerate dagli investitori asset ad alto rischio (high-beta), questo mutamento dell’appetito per il rischio può portare a una diminuzione degli afflussi verso le crypto e a una maggiore volatilità nel breve termine.

Il contesto macro più ampio contribuisce ulteriormente alla cautela. Le tensioni geopolitiche in Medio Oriente hanno spinto il prezzo del petrolio verso l’alto, facendo temere un’inflazione persistente.

Se i rischi di inflazione resteranno elevati, le banche centrali potrebbero rinviare i tagli dei tassi d’interesse, con conseguente minor liquidità nei mercati finanziari globali. Visto che i mercati crypto sono molto sensibili alle condizioni di liquidità, una politica monetaria restrittiva prolungata potrebbe pesare sugli asset digitali. In precedenza, anche BeInCrypto aveva avvertito che uno shock petrolifero potrebbe attivare una vendita da panic selling dovuta a mancanza di liquidità.

Le prossime settimane si prospettano decisive sia per i mercati tradizionali che per quelli crypto. Man mano che l’attività di copertura aumenta su varie asset class, cresce il rischio di una rivalutazione generale. Anche Bitcoin affronta uno scenario impegnativo dominato dall’avversione al rischio.

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